Obi, Acquah e Bjarnason: tocca ancora a Ventura

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In queste settimane di calciomercato, il reparto su cui Cairo e Petrachi si sono concentrati maggiormente è senza dubbio il centrocampo. Principalmente in entrata, dal momento che l’unico che è andato via, El Kaddouri, non è stato ceduto, ma ceduto per non aver esercitato il diritto di riscatto. E se Benassi è un nuovo acquisto “mascherato”, visto che già l’anno scorso ha vestito il granata e negli scorsi giorni è diventato completamente del Toro, i veri volti nuovi sono, al momento, tre: Acquah e Obi, più Bjarnason, di cui si aspetta soltanto l’ufficialità da parte della società. Operazioni lampo, concluse nel giro di pochissimo tempo o addirittura tenute nascoste dalle grinfie dei giornalisti, che hanno saputo dell’arrivo del nerazzurro quando l’accordo era cosa già fatta. Ventura, quindi, dal ritrovo di mercoledì prossimo e dal ritiro di Bormio, potrà subito concentrarsi sul centrocampo, dove manca soltanto una pedina, anche se la più importante: il regista. Le storie dei tre nuovi acquisti del Toro, però, sono molto diverse tra loro.

 

Bjarnason, infatti, è al momento quello che sta meglio, a livello sia fisico che mentale. E’ stato uno dei migliori in assoluto nella passata stagione a Pescara, arrivando addirittura a sfiorare il ritorno in serie A nella finale play off contro il Bologna, vinta appunto dai rossoblù. L’islandese, però, non c’era, perché chiamato dalla sua nazionale: una decisione accettata non di buon grado dal tecnico abruzzese Oddo, e chissà come sarebbe andata se il nuovo volto granata fosse stato a disposizione. 12 gol, un’infinità per un centrocampista, e tre assist sono il biglietto da visita con cui si presenta sotto la Mole, con l’obiettivo-missione di non far rimpiangere El Kaddouri. In Abruzzo ha lasciato un buonissimo ricordo di lui, viste la sua indole di guerriero unite a una discreta tecnica, doti che se confermate anche in granata potrebbero far innamorare la Maratona. Sicuramente, però, dovrà prima abituarsi al nuovo modulo e ai nuovi schemi: lo schema di gioco preferito da Oddo era il 4-2-3-1, mentre con Ventura sarà schierato come interno sinistro nel 3-5-2.

 

Discorso diametralmente opposto, invece, per Acquah e Obi. I due centrocampisti di colore vengono da una stagione avara di soddisfazioni: il primo ha giocato, ma senza lasciare particolarmente; il secondo, ha passato più tempo tra panchina e tribuna che in campo. Il ghanese si è diviso tra Parma e Genova, sponda blucerchiata, riuscendo a trovare una rete in quel di Udine, nel 4-1 rifilato dalla Samp ai friulani. Non è bastato per meritarsi la conferma, e dopo essere rientrato alla base in Germania, all’Hoffeneim, è approdato, dopo spera di tornare sui livelli della passata stagione, quando aveva contribuito non poco alla qualificazione in Europa League del Parma, poi resa vana dalle note vicende della Licenza Uefa. Anche a Torino, nella penultima giornata di campionato, impressionò tutto l’Olimpico per la sua grande fisicità e corsa: dopo la delusione del mancato arrivo in questo gennaio, ecco che finalmente Acquah ha la sua possibilità alla corte di Ventura. Deve però ritrovare la miglior forma fisica e soprattutto deve sentire su di sé la fiducia dell’ambiente, ma una volta al top sarà difficile non farlo partire titolare.

 

L’ex nerazzurro è una di quelle eterne promesse che devono ancora sbocciare. All’Inter, in Prima Squadra, non ha mai avuto grandi fortune, sia per i vari infortuni che ha dovuto affrontare durante le stagioni, sia, oggettivamente, per i giocatori con cui si giocava un posto. L’unica soddisfazione di quest’anno è stata quella del gol nel derby, che non sarà valsa i tre punti, ma a livello mentale gli ha dato un minimo di fiducia nei propri mezzi. Quella che proprio Ventura dovrà essere bravo a inculcargli. Il tecnico, in passato, è riuscito a compiere questa missione: basti ricordare i vari D’Ambrosio, Cerci, Immobile, passati da “fantasmi” a “campioni” nelle annate passate con l’allenatore genovese. Ora tocca a Obi, il centrocampista classe ’91: 24 anni, l’età perfetta per esplodere e diventare un giocatore vero, per fare il salto di qualità e provare a far rimpiangere i dirigenti nerazzurri per esserselo fatto scappare. 

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