Pulici: “I nuovi? Spero capiscano cosa vuol dire essere del Toro”

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È un Pulici visibilmente emozionato quello arrivato a Sassofortino per prendere parte alla tradizionale cena del Toro Club maremma Granata tenutasi sabato sera nel piccolo ma caratteristico borgo in provincia di Grosseto. Primo contatto con i tantissimi tifosi, circa 200, in occasione della presentazione del libro “La scelta granata” di Alessandro Tabarrani: “La tendenza a considerare la tifoseria del Toro come minoritaria è sempre esistita. Io però orgogliosamente dissi, scrivetemi il numero 11 sulla schiena, io sono Toro. Basta guardare la città poi: a Torino ci sono sicuramente più tifosi del Toro che della Juve”. Dichiarazioni di affetto, quelle del grande Pulici, che non potevano non essere accolte dagli applausi dei tanti presenti. “Se oggi dovessi dire di sì a tutti quelli che mi invitano – continua poi Pupi – non mi basterebbero i giorni dell’anno. Quando si dice che il tifoso del Toro è diverso è vero e gli altri ci mettono da parte solo perché non riescono ad imitarci. E la società deve capire che senza i tifosi non va da nessuna parte”.

 

E sul rapporto con Eraldo Pecci, presente insieme a Pulici alla festa: “Eraldo? Era il bimbo della squadra ma era anche quello che dettava i tempi. È la cosa più bela che poteva capitarci. Poi eravamo tutti ragazzotti e come tutti i ragazzotti si rideva, si scherzava e si combinava qualche disastro. Faceva parte del gioco”.

 

A della cena, però, c’è anche spazio per qualche battuta sul Toro di oggi: “Io spero che capiscano qual è il significato di essere giocatori del Toro perché quando si parla delle squadre non è vero che sono tutte uguali: ci sono delle squadre con un tifo particolare che va rispettato. Devono presentarsi in campo come facevamo noi rispettando i tifosi e dando il massimo di quello che potevamo dare, il risultato veniva in campo. Era il gruppo forte che faceva tutto. Più riescono a creare il gruppo e ad essere uniti più riusciranno a soddisfare la tifoseria”. E infine un pensiero sui giovani in rosa: “Sarebbe il momento di inserire qualche ragazzo della Primavera. Paura di bruciarli? Io a 18 anni ero già titolare, se non gli si dà la possibilità non faranno mai esperienza”.

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