Andrija Balic: in mezzo al campo, il talento del futuro parla croato

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Ci sono giocatori che quando entrano in campo e li vedi giostrare palla al piede, sembra lo facciano da una vita: presenza, autorevolezza, capacità di focalizzare il gioco e calamitare palloni senza mai sprecarne uno sono il biglietto da visita di chi nel calcio solitamente viete etichettato come “top player”. Se stessimo parlando di Iniesta, Modric o Gerrard non ci sarebbe nulla di strano, ma se a stare in campo come un veterano è un ragazzino di nemmeno diciotto anni, lo stupore è ampiamente giustificato e giustificabile. L’identikit in questione è quello di Andrija Balic, ultimo talento (e non talentino come molto spesso si dice) prodotto da quella immensa fucina che è il settore giovanile dall’Hajduk Spalato.

Andrija nasce l’undici agosto del 1997 e muove i primi passi nel Dukopolje per poi passare nel 2007 alla sua attuale società, nella quale completa tutta la classica trafila nel settore giovanile nonchè parallelamente nelle rappresentative nazionali croate, dalla under 14 sino alla under 19 nella quale milita tutt’ora. Di professione centrocampista, fa il suo esordio in prima squadra già due stagioni orsono, quando poco più di sedicenne, entra ad un quarto d’ora dalla fine del derby contro l’RNK, vinto poi dai biancoblù per 1-0. Lo scorso anno arriva il definitivo salto di qualità: una ventina di presenze fra campionato e coppe, 4 reti ed altrettanti assist sono il biglietto da visita di un ragazzo che, lo ricordiamo ancora una volta, non è  nemmeno ancora arrivato alla maggiore età. Nella stagione che sta per prendere il via è già partito con il botto: titolare nel doppio confronto di Europa League contro gli estoni del Simmamae Kalev, è risultato in entrambi i casi uno dei migliori in campo, siglando anche il gol d’apertura (su assist dell’altro talento Vlasic, di cui abbiamo già parlato) nella gara di ritorno nella quale i croati hanno dilagato ottenendo la qualificazione al turno successivo.

Piedi buoni, lancio illuminante, ottima visione di gioco: in campo si fa notare subito anche da chi non lo conosce, e non solo per i lunghi capelli che lo distinguono da tutti i suoi compagni di squadra. Alto circa un metro ed ottanta centimetri, fisicamente deve ancora “forgiarsi”, ma sa difendere la palla con una certa abilità nonostante non sia certamente un corazziere. Con il piede destro riesce a fare praticamente tutto ciò che vuole: salta l’uomo, trova i compagni con il contagiri, dribbla con una certa abilità. Con la testa sa lavorare altrettanto bene: ragiona in fretta ed è capace di farlo anche quando è sotto pressione, è creativo e non ama le giocate banali. Sa gestire bene il pallone velocizzando la manovra quando è necessario o rallentando il gioco per allungare i tempi morti se la squadra è in carenza d’ossigeno, e cosa fondamentale, le sue scelte si rivelano il più delle volte azzeccate.

 

Gioca sempre a testa alta, e o fa indifferentemente bene in 2-3 zone diverse della mediana: regista basso, interno o addirittura, a volte, trequartista aggiunto, anche se ultimamente è sul centro destra che sta fornendo le prestazioni migliori.
Elegante, molto bello da vedere ma anche eccezionalmente concreto, è sicuramente nella top ten dei migliori talenti che il calcio slavo in generale (non soltanto quello croato) ha prodotto nella seconda metà degli anni 90, e non è un caso se abbia già attirato su di sè gli sguardi di moltissimi club europei di un certo blasone e prestigio.
L’Hajduk per ora  ha fatto orecchie da mercante ad ogni offerta pervenuta, forte anche dalla volontà del ragazzo, che pur lusingato dall’interesse suscitato (anche da alcuni sodalizi italiani) ha recentemente rinnovato il suo contratto sino al 2017 con un’opzione sino al 2018 dichiarando di voler completare il suo percorso di crescita in Croazia prima di intraprendere un’avventura all’estero.

L’approdo a campionati più prestigiosi, comunque, sembra solo essere rimandato: per un talento del genere è solo questione di tempo prima di vedere spalancate le porte del calcio che conta, ed il tempo, ovviamente, gioca decisamente dalla sua parte.

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