Ventura: “L’attaccante che serve? Una punta veloce”

0
88

Dopo due settimane di ritiro a Bormio (“ci siamo trovati benone, è sempre tutto funzionale, spero anche in un quarto e quinto anno in Valtellina”) è il momento di fare il bilancio su questo nuovo Torino. E Giampiero Ventura non nasconde la sua assoluta soddisfazione per quanto fatto finora in ritiro dalla sua squadra: “abbiamo lavorato in maniera scaglionata per i vari gruppi arrivati” ha detto il tecnico “ma poi per sette giorni siamo stati tutti insieme. C’è grande disponibilità da parte dei giocatori nel capirsi e volersi mettere in discussione. Questi sono cardini per il mio lavoro”.

In attesa, che la rosa venga definita, anche se ci siamo quasi: “Sì, è completata. Manca un ultimo tassello” ha continuato l’allenatore granata a Sky, “poi saremo in grado di lavorare per portare avanti un discorso iniziato quattro anni fa, in Serie B, e che non riguarda soltanto i risultati sportivi o economici, quanto quello di far tornare il Toro quello che è stato. Quando mi aspetto l’ultimo rinforzo? Io faccio solo l’allenatore, ma mi aspetto che chi venga abbia lo spirito giusto, con la voglia di mettersi in discussione senza la quale non si va da nessuna parte”.

Ma che tipo di attaccante serve al Toro? “Nomi non ne faccio, ma serve un giocatore che abbia rapidità e attacco della profondità, viste le caratteristiche di chi già è in gruppo. Cessioni? Se uno vuole andare via è inutile tenerlo, io al massimo posso farlo riflettere e discutere su dove andare. Chiaro che tutti vorrebbero giocare in Champions, ma per andare in società così ci sono una porta principale e un ingresso di servizio. E se non entri dalla porta principale, non sarai te stesso, e allora si rivela meglio aspettare ancora. Ma la soddisfazione è che oggi tutti vogliono il Toro e sono orgogliosi di stare nel Toro, ed è il frutto della semina fatta in questi anni”.

Una cosa che ha notato anche il presidente Cairo: “Credo di aver contribuito a fargli capire il mondo del calcio, mentre da lui ho imparato il modo di vedere l’imprenditoria. Credo di avergli dato alcune conoscenze del meccanismo calcio. Oggi è un ottimo presidente, ma può diventare uno straordinario presidente: siamo passati da una squadra di prestiti a una con il 75% dei giocatori sotto i 23 anni, e tutti di proprietà, con un futuro estremamente radioso, sia dal punto di vista sportivo, sia economico”.

Come, per esempio, Benassi, su cui si è investito molto: “Credo che l’anno scorso abbia svolto un percorso di enorme difficoltà. L’errore nel derby ha pesato moltissimo, così come l’espulsione contro lo Zenit. Era di fronte a un bivio, Marco” continua Ventura sempre a Sky, “poteva andarsene per le critiche, oppure farsi forza di queste critiche per diventare un giocatore importante. Ha fatto la scelta giusta ed è diventato un giocatore di calcio, e avrà un futuro radioso, potrà diventare un grande giocatore”.

E il Toro ne ha sfornati diversi, facendoli arrivare in Nazionale: “Il sorteggio non è facile” commenta il tecnico, “anche perché la Spagna è fucina di grandi giocatori. Ce ne saranno di miei a giocarsi i Mondiali? Dipende da loro, non da me. Molti hanno potenzialità. Ero convinto che Darmian ce l’avrebbe fatta, e adesso è pure al Manchester United. Spero che ce ne siano molti, ci sono tutti i presupposti perché questo avvenga, ma a decidere è il campo, non le parole”.

Si torna poi a parlare di rapporto con la tifoseria e con un ambiente caldo com quello granata: “Pochi 10mila abbonati? L’argomento è difficile. Ho vissuto momenti particolari a Torino: penso alla partita contro il Brommapojkarna, davanti a 20mila persone a metà agosto, oppure all’ultima col Cesena, a campionato chiuso, di fronte a 18mila spettatori. Questa è Torino, che dopo varie vicissitudini e depressione ha voglia di divertirsi, ma è sospettosa. Penso che chi si abbonerà farà un affare, questo gruppo ha voglia di raggiungere obiettivi importanti, e noi aspettiamo il pubblico: non esiste Torino senza tifosi, viviamo in simbiosi. Io spero inizi un percorso straordinario della squadra. Torino la devi capire, se non la capisci non puoi fare l’allenatore. C’è una storia talmente importante, c’è un mondo che devi conoscere bene, o vai in difficoltà. Bisogna capire cosa è il granata, cosa rappresenta. A poco a poco metti a fuoco il tutto. Io credo di aver dato tanto al Toro, ma credo anche di aver ricevuto tanto: ci ho messo due anni a ottenere rispetto e oggi mi sento gratificato. I tifosi hanno capito che siamo seri, che abbiamo lavorato con professionalità, senza piagnistei, cercando di costruire qualcosa per loro. Ma non siamo ancora in fondo”.

E quindi quale obiettivo si pone il Toro? “Non solo quello di andare in Europa quest’anno, ma fare in modo che l’Europa diventi la normalità. Quello di quest’anno, poi, sarà un campionato diverso dagli ultmi: ci sono stati più cambiamenti di quanto si creda: la Juve ha preso, ma anche perso, giocatori importanti come Tevez e Pirlo, che sono stati determinanti. Ho la curiosità di vedere Sarri al Napoli, capire come andrà, non tanto per le sue capacità ma per la differenza ambientale tra la piazza partenopea e l’Empoli. Ha cambiato anche la Fiorentina, e Milan e Inter hanno grande voglia di rivalza: Mihjalovic è un ottimo allenatore e ha a disposizione una squadra già competitiva, che ha voglia di rivalsa dopo l’annata storta. Può essere la sorpresa. Da capire Inter e Roma: per i giallorossi il primo anno di Garcia era con stelle filanti e coriandoli, oggi ci sono invece più responsabilità, più attesa e quindi maggiore pressione”.

Infine, una previsione: “Ci saranno una o due sorprese” conclude Ventura ai microfoni di Sky. “Sorprese che potranno essere inimmaginabili. E poi spero ci sia una conferma. Quale? La sapete già: è il Toro”.

 

 

Condividi