Fortunato: “Toro, Belotti partner perfetto degli attaccanti in rosa”

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Due stagioni da protagonista con la maglia granata, una Coppa Italia alzata al cielo. Daniele Fortunato, in esclusiva per Toro.it, racconta la sua bella esperienza con il Torino e traccia il profilo di Andrea Belotti, obiettivo di mercato dei granata, che ha allenato ai tempi dell’Albinoleffe.

 

Lei ha allenato Belotti all’Albinoleffe, che tipo di giocatore è?
Un calciatore di quantità, tecnicamente discreto, che si abbina benissimo a qualsiasi tipo di giocatore: da quello tecnico e veloce a quello da area di rigore. Belotti è una sponda eccezionale e fa anche molto lavoro sporco, alternando le fasi di possesso palla al movimento costante senza palla, con molto sacrificio. E’ un ragazzo umile, tranquillo e credo che possa giocare benissimo con tutti gli attaccanti attuali del Toro. Sarebbe sicuramente un acquisto molto importante.

 

Il nuovo progetto del Torino coinvolge molti giovani italiani. E’ giusto proseguire su questa linea?
Il progetto è sicuramente importante. Per dare giusto equilibrio bisogna affiancare ai giovani dei giocatori di esperienza. Io ho avuto tanti grandi allenatori, ma quando ero giovane ho imparato molto anche dai giocatori un po’ più anziani di me. E’ l’unico modo per crescere di anno in anno. Il Torino ha fatto bene a puntare su giocatori di questo tipo: giovani, ma già affermati e con buona esperienza nel campionato italiano e nella Nazionale. Non sono atleti che bisogna scoprire, ma sono calciatori che devono essere perfezionati ed è per questo che c’è bisogno anche di compagni esperti che li possano aiutare nel loro processo di crescita. Il Toro sta facendo un bel lavoro in questo senso.

 

 

Come commenta la stagione passata dei granata?
Il Toro si è comportato benissimo in Europa: è uscito a testa alta contro un avversario più forte. Forse in campionato ci si aspettava qualcosina in più, soprattutto nella prima metà, ma tutto sommato Ventura ha fatto di nuovo un grande lavoro e ha portato a termine un buon campionato.

 

Quali devono essere gli obiettivi del Toro nella prossima stagione?
A parte le cinque o sei squadre di testa, secondo me, le altre devono partire sempre per arrivare il prima possibile a quota quaranta punti. Non per mancanza di ambizione, ma per mantenere i piedi per terra con un obiettivo primario di vitale importanza. Sei punti, a fine stagione, possono fare la differenza tra un campionato buono, uno medio e una retrocessione, quindi tutte le squadre devono ragionare partita dopo partite e obiettivo dopo obiettivo. Partire con umiltà non vuol dire non essere ambiziosi.

 

Ha fatto bene il Torino a proseguire un’altra stagione con Ventura?
E’ un allenatore di esperienza che ha fatto sempre bene e ha riportato il Torino a traguardi importanti.

Oggi molti giocatori, dopo tre anni con lo stesso allenatore, si adagiano un po’, ma credo che con Ventura non ci sia questo tipo di problema. Con una squadra giovane, con tanti innesti nuovi, soprattutto a centrocampo, si è rivitalizzato il progetto.
Probabilmente, però, fossi in Ventura farei l’ultima stagione alla grande e poi cercherei di cambiare aria per avere nuovi stimoli. Lascerebbe sicuramente con un ottimo ricordo.

 

 

Due stagioni con la maglia granata. Il suo rapporto con i tifosi?
Sono passato dal Bari al Torino, ma prima ero alla Juve e questo inizialmente non ha aiutato: c’era un po’ di diffidenza, non ero un campione (ride), ma alla fine il rapporto è migliorato e ho ancora oggi contatti con dei tifosi del Torino, cosa che non ho con sostenitori di altre squadre con cui ho giocato per più anni.

Abbiamo raggiunto grandi risultati come la vittoria della Coppa Italia e ho fatto gol nel derby sia all’andata, che al ritorno: sono stati due anni veramente positivi.

 

Ricordo più bello e più brutto con la maglia granata?
Il ricordo più bello è stato eliminare in semifinale di Coppa Italia la Juventus, che era una squadra sicuramente più forte di noi. Abbiamo giocato due partite memorabili con lo stadio pieno: è stato spettacolare.
La situazione più brutta è stata invece quella legata alla presidenza: in venti mesi abbiamo cambiato tre presidenti. Avrei voluto rimanere ancora al Torino, avevo ancora anni di contratto, ma il caos societario mi ha spinto a seguire Mondonico a Bergamo.

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