Scaglia: “Aramu, Barreca, Parigini: il futuro del Toro è roseo”

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Filippo Scaglia, sarà contento per la convocazione in Under 21 di tre suoi ex compagni ai tempi del Toro: Aramu, Parigini e Barreca

Sicuramente fa piacere, è il giusto riconoscimento dopo tanti anni di sforzi e di sacrifici. I due attaccanti li ho conosciuti poco perché non abbiamo giocato insieme, quindi posso valutarli soltanto per averli visti da avversario. Aramu ha fatto una buona stagione a Trapani e, essendo la prima volta tra i professionisti, è assolutamente da promuovere; Parigini, invece, pur essendo di un anno più piccolo, è già al terzo anno in serie B e ha accumulato maggiore esperienza. Sono due elementi da tenere in forte considerazione. E poi Barreca, con cui sono stato compagno a Cittadella, mi ha impressionato per personalità e qualità: ha disputato un’ottima stagione e si merita di misurarsi con un palcoscenico come quello di Cagliari.

 

Quanto è stato determinante mister Moreno Longo nella loro formazione?

Il tecnico della Primavera è un bravissimo allenatore, i risultati parlano per lui. In più, essendo un vero cuore granata, ci tiene davvero a far bene e a raggiungere grandi traguardi. Lo scudetto è il coronamento di un percorso iniziato anni fa e concluso al meglio. Longo è un tecnico che lavora con i ragazzi così come se avesse a che fare con gli adulti, con calciatori già affermati: e questo modo di lavorare aiuta i talenti della Primavera a migliorarsi e ad essere pronti fin da subito per il salto nel calcio dei professionisti.

 

A Cittadella lei ha avuto un allenatore abile nel lanciare i giovani come Foscarini.

Certamente, il mister non si nessun problema a gettare subito nella mischia ragazzi giovani o della Primavera. D’altra parte, però, c’è da dire che un ambiente come quello di Cittadella aiuta molto in questo processo. Qui, infatti, sono nati calciatori del calibro di Meggiorini, Baselli e Gabbiadini, tutti stabilmente in serie A: Foscarini è il giusto tecnico per crescere e fare le prime esperienze in Prima Squadra.

 

Per sei mesi, al Toro, lei ha avuto Ventura: è davvero così tanto “fissato” con i particolari e i dettagli, soprattutto in fase difensiva?

Penso che il tecnico granata sia uno degli allenatori più bravi e più preparati che io abbia avuto e che possa offrire il panorama calcistico italiano. Non è un caso se il Toro ha ottenuto risultati così importanti da quando è arrivato lui. In difesa lavora da tanti anni con gli stessi elementi, e questo indubbiamente aiuta. Di conseguenza, parlando di mercato, Maksimovic lascerebbe un vuoto enorme perché è un difensore fortissimo, sia di testa che con i piedi, ma la sua eventuale cessione porterebbe tanti soldi per trovare i giusti sostituti. E, almeno in questo momento, il Napoli è di un gradino superiore al Toro, quindi capirei il suo desiderio di raggiungere la piazza partenopeo.

 

Ultima domanda: parlando di lei, come ha vissuto il mancato riscatto da parte della società granata?

Ognuno fa le proprie valutazioni, che possono essere condivise oppure no: io, sinceramente, non ho capito la decisione della società, ma ovviamente la rispetto. Non mi piango addosso e sono pronto a dare il meglio per il Cittadella. Però non posso negare di essere molto dispiaciuto, perché a Torino e nel Torino ci sono cresciuto, non solo calcisticamente.

 

 

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