Don Aldo, una vita per i giovani. Una vita nel Toro

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Aveva 76 anni, ma ancora tante energie e tanta voglia di fare quello che sapeva: il bene. La tragica notizia della scomparsa di don Aldo Rabino lascia un vuoto probabilmente incolmabile all’interno del mondo granata, lui, che da 45 anni era il cappellano “ufficiale” del Toro. Ufficiale, perché gli era “stato chiesto“, continuava a ripetere. Ma se c’era un vero punto di continuità “aziendale” nell’arco di questo lunghissimo periodo, questi era proprio lui.

 

Un padre, per molti giocatori. Un amico, per molti altri. Don Aldo è stata una di quelle figure che sapevano estrarre il meglio da uno sport, come quello, bellissimo, del calcio, dove il troppo buisness può far girare la testa. Si è sempre concentrato sul valore dell’attività fisica, come momento aggregativo, come fondamentale passo per crescere in armonia con gli altri. Aveva dato vita all’O.A.S.I. (Ora Amici Sempre Insieme), nel lontano 1969, associazione attiva in Italia e in Brasile (“Operazione Mato Grosso”), che possa permettere ai bambini di crescere in serenità, giocando, divertendosi e imparando a vivere in una comunità. E quando ieri un infarto ha deciso di portarselo via, lui stava ancora lavorando con i ragazzi, come voleva. Come sempre.

 

Non a caso, nelle celebri omelie di Superga (e il caso vuole che, piccolissimo, fu tra i primi a vedere l’aereo degli Invincibili vicino alla collina dove avvenne la tragedia) rimarcava sempre l’importanza di un settore giovanile (di cui era stato una promessa) non soltanto forte tecnicamente, ma soprattutto nello spirito, “perché i giovani sono il nostro futuro, che deve però partire da lontano“. Giovani, futuro, sport e storia. “Se dimentichiamo ciò che siamo” ripeteva a chi alzava gli occhi al cielo sentendo parlare della storia vecchia di decenni del Toro (era attivissimo anche sul fronte Filadelfia ed eram del cda della Fondazione Filadelfia), “perdiamo completamente noi stessi. La storia ci ha reso ciò che siamo ora, ricordare non è solo esercizio di memoria, ma un mondo per gettare solide fondamenta al nostro presente“.

 

E l’ambiente Toro non dimenticherà di certo il suo parroco salesiano, che lascia qui, soli, e un po’ smarriti, tutti quanti. Arrivederci, don Aldo. Salutaci gli Invincibili.

 

 

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