Toro, anche la ciliegina: è un mercato da applausi

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Prima operazione datata 17 giugno – quella che ha portato in granata Danilo Avelar – ultima conclusa intorno alle 22 di ieri sera, a poco più di sessanta minuti dal gong della sessione estiva. Con l’arrivo di Sanjin Prcic la rosa granata si arricchisce di una nuova pedina. L’ormai ex centrocampista del Rennes è l’unico giocatore del Toro non di proprietà: arrivato in prestito con diritto di riscatto sarà valutato nel corso dell’anno e poi, eventualmente, riscattato dai francesi.

 

Sette le operazioni portate a termine da Urbano Cairo: un anno fa al presidente granata era stato rimproverato il mancato reinvestimento – in operazioni di medio-alto profilo – dei capitali provenienti dalle cessioni di Cerci e Immobile. A gennaio erano arrivati Ichazo, più un acquisto di prospettiva,Gonzalez, rispedito al mittente sei mesi dopo, e Maxi Lopez, rivelatosi decisivo in molti dei match disputati. Anche allora il Toro era sembrato fermarsi sulla soglia, più propenso a guardare che a partecipare. Per molti una specie di freno alle ambizioni.

 

Il nuovo Cairo, quello capace di strappare due gioiellini come Baselli e Zappacosta all’Atalanta (e alla concorrenza) per poco più di 10 milioni, di spendere una cifra importante come quella messa sul piatto per Belotti, di riscattare Benassi con convinzione, sembra aver intrapreso la strada giuta. I diciotto milioni di euro ricavati dalla cessione dell’unico big che ha lasciato il granata, Darmian, sono stati stavolta ben investiti. Soprattutto, cosa non di poco conto, il patron è riuscito a trattenere gli altri big: chi è stato tentato da una offerta economica importante, ed è il caso di Maksimovic, chi aveva solo bisogno di un sereno confronto con la società come capitan Glik. E poi Bruno Peres,corteggiato dalla Roma ma mai con vera convinzione.

 

Giocatori giovani e di prospettiva, acquisti di livello pronti ad esplodere. Non solo oculatezza, stavolta. Certamente nei dieci anni della sua presidenza Cairo non aveva mai allestito una squadra così. Un’inversione di tendenza che ora il patron è chiamato a gestire con sicurezza. Sapendo di avere dalla sua la certezza di aver operato nel miglior modo possibile consegnando a Ventura una squadra che promette di fare ancora tante scintille.  

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