D’Ambrosio: “Con Cairo ci siamo lasciati male, ma ora abbiamo chiarito&quot

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Sono trascorsi 10 anni dal fallimento del Torino Calcio e dalla nascita del Torino FC: dieci stagioni che andremo a ripercorrere attraverso le voci dei protagonisti. Dall’annata 2005-2006, quella dell’immediata promozione, passando per gli anni della Serie B fino ad arrivare alle più recenti, con il ritorno in Europa dopo oltre vent’anni. 

 

Tra i principali protagonisti della prima stagione in serie A del Torino di Ventura c’è stato, senza ombra di dubbio, Danilo D’Ambrosio, reinventato, con grande successo, terzino sinistro. Il campionato 2012/2013 è stato per il difensore quello della definitiva consacrazione, dopo i progressi mostrati già nella stagione precedente. In totale D’Ambrosio ha vestito la maglia granata per quattro anni, dal gennaio 2010 a quello 2014.

 

Danilo D’Ambrosio, la sua avventura al Toro è stata altalenante.

Arrivai in granata giovanissimo, dalla serie C, e venni accolto subito molto bene perché tutti notarono la mia enorme voglia di emergere e di lottare. Sfiorammo la serie A perdendo lo spareggio contro il Brescia, poi la stagione successiva fu molto difficile. La gente cominciò a fischiare, anche me in particolare: purtroppo quando la squadra va male ne risente il singolo. Poi però con l’arrivo di Ventura tornai ad esprimermi ai miei livelli, e tornammo a vincere, conquistando una splendida promozione. Nel complesso credo che la mia sia stata un’esperienza positiva.

 

Proprio con il tecnico la squadra ha cominciato a migliorare anno dopo anno e oggi il Toro si trova tra le prime otto di serie A: è Ventura il vero artefice di questa rinascita?

Senza dubbio da quando è arrivato il mister i risultati sono migliorati e ancora adesso i granata stanno crescendo a vista d’occhio. Oltre al suo, è da elogiare il lavoro del presidente Cairo e del ds Petrachi, che sono stati capaci di costruire una squadra completa e competitiva. Vanno fatti i complimenti a loro perché hanno trovato il giusto equilibrio, la giusta sinergia e la giusta sintonia.

 

Con il presidente avete chiuso bruscamente i rapporti, quando lei è stato ceduto la situazione tra di voi era piuttosto tesa.

Certamente con Cairo non ci siamo lasciati bene e abbiamo avuto da ridire, infatti anche la mia cessione è stata in qualche modo “controversa”. Dopo qualche mese, però, ci siamo rivisti, abbiamo chiarito e ci siamo riappacificati: non dico che ci sentiamo tutti i giorni, ma quando ci incontriamo ci salutiamo e ci facciamo gli auguri a vicenda. E, la cosa più importante, è che nessuno dei due serba rancore. Per questo motivo ci terrei a dire una cosa.

 

Prego.

Credo che da questo mercato estivo il Toro ne sia uscito davvero rinforzato, in tutti i reparti, a fronte di un’unica cessione. E sono convinto che farà un grandissimo campionato. Da parte mia, spero arrivi addirittura in Champion’s League, e che i tifosi possano togliersi grandissime soddisfazioni. Con loro purtroppo non mi sono lasciato bene, però ad un certo punto le avventure non sono più destinate a continuare e finiscono.

 

A Torino ha lasciato tanti amici. Tra i suoi più cari c’è Matteo Darmian, ora al Manchester United.

Con Matteo ho un bellissimo rapporto, che continua ancora oggi. Facciamo le vacanze insieme, e proprio quest’estate ero con lui al mare quando gli è arrivata l’offerta dello United. Ho praticamente vissuto le sue ultime ore al Toro e le sue prime al Manchester. E’ una grandissima occasione per lui, e spero che continui su questa strada perché è un bravissimo ragazzo oltre che un ottimo calciatore. Oltre a Darmian, sono ancora in contatto con Vives e Glik: insieme a tutti gli altri dello spogliatoio, loro due in particolare mi hanno sempre sostenuto durante i miei ultimi, difficili, mesi al Toro.

 

Grazie mille D’Ambrosio.

Grazie a voi. Auguro il meglio al Toro e a tutti i suoi tifosi. 

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