Semioli: “Questo Toro come nel 2001, ma con grandi prospettive”

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La sua fede granata è fuori discussione, tanto che quando parla di Toro, lo fa con quel “noi” che dimostra un senso di appartenenza da vero tifoso. Si aggiunga poi che, giovanissimo, proprio con la maglia granata ha esordito tra i professionisti, e il legame è diventato ancora più forte, quasi indissolubile. Peccato, però, che le sue fortune siano arrivate altrove: soprattutto in quel Chievo che, questa sera, affronterà la squadra di Ventura. E da doppio ex Franco Semioli racconta la sua Chievo-Torino, tra sogni, obiettivi e speranze.

 

Franco Semioli: al Toro da giovane, al Chievo da “adulto”. Cosa ha contribuito alla sua esplosione in Veneto?
Se proprio devo dirlo, è stato… il settore giovanile del Toro. Fare tutta la trafila è stato per me molto importante: in Primavera mi ero affermato, e grazie a quella ero riuscito poi a farmi un po’ le ossa in Serie B. Al Chievo, dopo la doppia stagione al Toro, mi vollero con grande insistenza. Sono stati anni magnifici, tanto che ho conservato dei ricordi fantastici. E poi quella Serie A era veramente competitiva: si giocava con la Roma di Emerson e di Totti dei tempi d’oro; si andava a Milano ad affrontare Shevchenko; nella Juve c’erano Nedved, Cannavaro, Del Piero. Senza nulla togliere a nessuno, era davvero un altro livello: emergere al Chievo fu ancora più soddisfacente. Se devo ringraziare qualcuno, questi è Delneri, che è stato per me come un secondo padre. Mi ha lanciato nel 4-4-2, che resta il modulo nel quale rendevo, e tuttora rendo (gioca nel Chieri, ndr), meglio.

 

Con il Toro, invece, un doppio esordio: in B prima, in A dopo. Se li ricorda?
Se me li ricordo? Mi sembrano accaduti ieri. In cadetteria venni lanciato giovanissimo: entrai al posto di Lentini a Reggio Calabria, nella stagione ’98/’99. Era gennaio ma faceva caldissimo, a lanciarmi fu Mondonico, che vedeva in me qualcosa di particolare, mi diceva. In A invece entrai in un “certo” derby del 3-3, che non credo abbia bisogno di tante presentazioni. Fu un’emozione unica, da pelle d’oca.

 

Come mai non restò a Torino?
Devo dire che, purtroppo per me, in granata non ci fu davvero un allenatore che volesse puntare su di me. Né Mondonico prima, né Camolese dopo. Non ho mai litigato con nessuno di loro: solo, ero forse troppo giovane, e entrambi preferivano puntare su giocatori già affermati. Si parlava spesso di puntare sulle nuove leve, ma alla fine non era davvero così. Nonostante i tifosi chiedessero il contrario.

 

Cosa che quest’anno invece è stata esaudita in pieno, no?
Senza dubbio. E i meriti sono tutti di Ventura: lui è la fortuna di questo Toro. Ha delle idee chiare, ed è stato bravo a imporle con grande pazienza anche nei momenti di maggiore difficoltà. In un anno non si costruisce mai una squadra: ci vuole un progetto. Certo, la società è stata brava a dargli fiducia, ma lui ha veramente avuto una marcia in più. La partenza di quest’anno, così positiva, è frutto di tutto questo percorso.

 

Nel 2001, al primo anno di A della gestione Cimminelli, il Toro raggiunse l’Intertoto con Ferrante e Lucarelli in attacco. Pensa che quella squadra possa essere paragonata a questa attuale?
Decisamente. Se quel collettivo fosse in questo campionato, farebbe molto più punti rispetto a quelli che ha conseguito quell’anno. Come dicevo, il livello è cambiato moltissimo, e purtroppo al ribasso. Quel Toro era forte, aveva grandi giocatori, con grande carisma. Questa squadra mi ricorda molto quella, ma con prospettive diverse.

 

E con un punto in comune, quasi un cerchio che si chiude, come Fabio Quagliarella. Allora era in Primavera, adesso è un leader.
Fabio lo conosco molto bene, anche se non abbiamo mai giocato insieme. È un grande giocatore, mi piace molto, appena ha l’occasione fa gol. Lavora per la squadra, ed è ancora migliorato, secondo me: ha acquisito una sicurezza nel tempo che lo ha reso davvero importante. Lui in Nazionale? Sì, non vedo perché non possa andarci. Di recente ne sono transitati tanti, lui avrebbe tutte le credenziali per meritarsi una convocazione.

 

Se dovesse tornare indietro, ci sarebbe qualcosa che Franco Semioli cambierebbe?
Le scelte non le rinnego, ma se ho un rimpianto dico proprio quello di non essere rimasto al Toro. Purtroppo, come si dice, raramente si è profeti in patria. Uno dei miei sogni era quello di diventare protagonista con la maglia granata addosso. Magari negli anni d’oro. Purtroppo non si è realizzato.

 

E domani (oggi, ndr) per chi parteggerà?
Per il Toro, senza alcun dubbio. Ma sarà una partita davvero molto difficile: ho visto Chievo-Inter, domenica scorsa, e la squadra di Maran mi ha davvero fatto un’ottima impressione. Quando ero a Verona, riuscivamo a fare risultato, certamente, ma non giocavamo così bene. Paloschi e compagni, invece, sono quadrati, corrono molto e hanno in campo le idee molto chiare. Sarà una bella partita, contro una squadra da non sottovalutare. Ma possiamo farcela, lo spero proprio.

 

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