Toro, stavolta niente elogi: l’appello si chiama Palermo

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Benvenuti in serie A. dove il Frosinone conquista il primo punto della sua storia sul campo dei campioni d’Italia, dove il Napoli che in due gare aveva rifilato a Bruges e Lazio dieci gol non val di là dello 0-0 sul campo della neopromossa Carpi e dove il Toro reduce da una scoppiettante prestazione contro la Sampdoria torna da Verona con zero punti. Si ferma a quattro la striscia positiva della squadra di Ventura: lo sgambetto del Chievo costa al Toro il secondo posto e, al di là di una classifica che è in continuo divenire, costringe tutti a fare un passo indietro. Chi questa partita proprio non l’aveva sottovalutata è Giampiero Ventura: un segnale ben preciso quello di insistere con la formazione che aveva battuto i blucerchiati domenica (con l’eccezione di Martinez), sapendo di trovarsi al cospetto di una squadra che non avrebbe fatto giocare il Toro. 

 

Una squadra che è la brutta copia di quella ammirata solo tre giorni prima: Peres è meno bruciante, Baselli non è pervenuto, le punte non si trovano e d’improvviso fare ciò che il Toro aveva preparato diventa proibitivo. Una serata storta dopo giorni e giorni di applausi ed elogi: si fa presto a cadere giù se le basi non sono ancora solide e certamente una squadra giovane come questo Torino non può dirsi ancora pronta per il grande salto, nonostante la strada intrapresa sia quella giusta. Quel salto, forse, lo hanno fatto seppur metaforicamente i suoi tifosi: tanto esaltati prima quanto delusi, arrabbiati e scoraggiati ieri sera. Ma come non si può impedire a quegli stessi tifosi di entusiasmarsi così non si può condannare um gruppo che fino a domenica scorsa era considerato bello e vincente. Il vero Toro è quello visto con la Samp ma anche quello che ieri sera ha annaspato contro il Chievo. Sono due facce della stessa medaglia, la fotografia di quello che può o non può accadere se la tensione viene meno. A tenere tutti sulla corda ci pensano serate come quella del Bentegodi: basta poco per ripiombare nell’anonimato ma quel che conta è ripartire dai propri errori. E non è stato per nulla criptico Ventura, nell’analizzare la gara, al contrario è sembrato lanciare messaggi ben precisi ai suoi: dopo gli elogi si può scegliere se sedersi o fare di più. Il Toro si è seduto ma domenica prossima non ha altra scelta se non quella di ritornare a stare in piedi e dimostrare che quello di ieri è stato un semplice incidente di percorso.

 

 

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