Top & Flop di Carpi-Torino

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Una brutta battuta d’arresto per il Torino in quel di Modena, contro un modestissimo Carpi, impedisce alla squadra granata di festeggiare, almeno per una notte, il primato assoluto in Serie A. Brutta partita per Glik e compagni, con pochissimi punti positivi da trarre da una sconfitta che, come detto dallo stesso Ventura a fine partita, si spera non possa causare danni pesanti a livello di classifica in futuro. Ecco cosa è andato e cosa no nella sfida del “Braglia”.

 

TOP

 

MAXI LOPEZ: tra i pochi a salvarsi. Non solo, gioca proprio una bella partita. I dubbi sullo stato di forma (non certo eccezionale) o sulle possibili distrazioni dovute al tardivo rinnovo del contratto vengono automaticamente fugati da prestazioni come quella di ieri, non certo la prima da quando veste la maglia granata. Un giocatore con questa classe e con questi colpi deve essere in ogni squadra che si rispetti, che mira a conseguire un risultato importante in campionato. Il Toro ce l’ha, adesso deve riuscire a sfruttarlo al massimo. E a non bruciarlo.

 

LA CURVA ITINERANTE: non è retorica, a Modena sembrava davvero di giocare in casa. Solo nel settore ospiti si sono contati più di duemila tifosi granata, ai quali si devono aggiungere gli altri, molto numerosi, presenti nelle tribune. Questo pubblico non meritava quel Toro, poco da dire. Sorprende infatti sentire il “Braglia” insorgere per delle decisioni di Russo prese a sfavore non dei padroni di casa, ma di Glik e compagni. Purtroppo la carica non è bastata per dare il massimo. Ma che l’entusiasmo in casa Torino, al di là del risultato di ieri, sia davvero molto alto lo si evince da dati come questo.

 

LA TERZA MAGLIA: era stata promossa dai tifosi (non solo del Toro, essendo stata votata come la migliore d’Europa) già in estate, quando le vendite sono andate a ruba senza nemmeno vederle indossate dai giocatori. Ieri se ne ha avuto la controprova: queste casacche, con quel Toro stilizzato, sono una validissima alternativa al classico granata. L’estetica non guasta, certo. Ma resta subordinata allo spettacolo offerto in campo, che non è stato affatto dei migliori.

 

FLOP

 

L’ATTEGGIAMENTO TROPPO RINUNCIATARIO:  come a Verona (e non solo contro il Chievo…), il Torino scende in campo scarico. E non si può dare la colpa agli infortuni che hanno falcidiato la squadra. Non lo ha fatto nemmeno Ventura, che i suoi giocatori li vede quotidianamente, sapendo quanto possono dare in campo. Questo Toro non è (ancora?) una grande squadra. E lo si vede proprio dal fatto che, contro un avversario di basso profilo, senza nulla togliere a Borriello e compagni, non solo non è riuscito a portare a casa un punto, ma ha giocato pure molto male. Le grandi squadre, a Modena, non si perdono per strada. È questa la vera sfida di Ventura: non parlare più di ricostruzione, ma di costruzione. Fare in modo, cioè, che da una base finalmente buona, il Toro possa avere una base ottima. Da grande squadra, appunto. La partita di ieri può essere un buon punto di partenza. Da non replicare.

 

LA DIFESA TROPPO DISUNITA: fa specie sottolineare ancora una volta questo aspetto, dopo che fino allo scorso anno la retroguardia granata era il punto di forza della squadra. Ma Glik (dov’è finito il capitano?) e i compagni di reparto faticano a trovare la quadratura del cerchio. E non è casuale che sia soltanto una la partita in cui la porta di Padelli è rimasta immacolata. Gli errori individuali pesano parecchio (il gol di Matos ne è l’emblema) ma manca molto anche il filtro a centrocampo. Questo Toro attacca di più e, come aveva avuto modo di sottolineare Quagliarella, riesce più spesso ad arrivare in porta. Ma perdere completamente l’equilibrio, lasciando Padelli in balìa di se stesso, non porta a chissà quali vantaggi.

 

LA PRESTAZIONE DI ZAPPACOSTA: come per Belotti, dopo l’esordio contro l’Hellas, non si vuole buttare la croce sopra nessuno. Ma è chiaro che tra gli otto milioni investiti per l’attaccante e i circa cinque per il terzino, l’attesa e le aspettative dei tifosi sono molto alte. Per ora, l’ex Atalanta ha fatto capire la differenza che intercorre tra lui e Bruno Peres, considerato erroneamente una pedina sacrificabile in estate. È chiaro che questo non è il vero Zappacosta, a cui i dribbling riescono a fatica e che non riesce a difendere con particolare efficacia. È chiaro che, in quanto molto giovane e al suo primo esame in un ambiente davvero impegnativo, il giocatore abbia bisogno di tempo per emergere. Tempo che non gli manca, ma la partita contro il Carpi deve essere per lui un monito: questa non è la direzione giusta. Ha tutte le carte in regola per cambiare.

 

 

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