Non è un Toro da buttare: dove ora c’è voglia prima c’era vittimismo

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Ripartiamo da quel quarto d’ora. Quello finale. Quello in cui, pur giocando male, senza idee e con un po’ d’affanno, abbiamo creato occasioni per pareggiare. E’ vero: giocavamo contro il Carpi, con tutto il rispetto, mica contro il Real Madrid. Ma quante partite abbiamo visto negli ultimi anni in cui alle prime difficoltà ci smarrivamo? Quanti finali di partita con la sconfitta incassata e quasi accettata con rassegnazione? Quante volte abbiamo esclamato con i pugni tesi verso i nostri: va beh che giocate male, ma almeno reagite? Tirate fuori le palle? Ecco il Toro è tornato perché anche giocando male, ha trovato la forza di reagire. Di tirare fuori le palle. Per me è un buon segno, al pari del golasso di Benassi o del confortante avvio di Baselli. Ieri c’era l’infermeria piena, assenze pesanti, giocatori acciaccati. Ma quando siamo stati sotto non è scattato il vittimismo, il giustificazionismo, quel meccanismo mentale per cui sei già un po’ negli spogliatoi a trovare le scuse buone per spiegare la debacle. E’ partita la voglia di rimonta. Un po’ sporca, zoppicante, a tratti maldestra. Ma quella voglia c’era. Peccato soltanto averla lasciata negli spogliatoi per i primi 75 minuti.

 

P.s. Messaggio a Belotti. Il cerchietto va bene, le camicette frivole che piacciono a Cruciani pure, sei giovane e sei il nostro futuro. Ma non dimenticarti che la maglia numero 9 sulle spalle deve essere onorata con un altro spirito, ancor prima che con i gol.

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