Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

 

Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio che ha fatto la storia del Toro, del calcio e dello sport italiano. La “Fossa dei Leoni” ospitò le partite della squadra di calcio più forte di tutti i tempi, che dominò il campionato italiano per cinque stagioni, tra il 1942 e il 1949, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale. Il granata era il colore della speranza, della voglia di rivalsa dalle atrocità della guerra: il Torino non rappresentava solo la sua città, ma l’Italia intera.
Si sono scritti innumerevoli libri e articoli, prodotti film e documentari per riportare alla luce e ricordare la storia del Grande Torino e del suo campo: Il Filadelfia.

 

Nel proprio stadio, il Toro è rimasto imbattuto per quasi sei anni, perdendo una sola partita, quella con il Livorno all’esordio al Fila nella stagione ’42-’43: 100 gare che hanno portato alla conquista di cinque Scudetti consecutivi, collezionando un record dopo l’altro. Al Fila il Toro riuscì nell’impresa di rifilare un incredibile 10-0 ai danni dell’Alessandria, il 2 maggio del 1948, record ancora imbattuto nella lunga storia della Serie A. Reti di Ossola e Loik dopo appena 7 minuti di gioco, poi Capitan Mazzola, ancora Loik, doppietta di Grezar e di Fabian, terza rete di Loik e sigillo finale di Gabetto. Un’impresa memorabile davanti a più di 10000 persone.

 

Al Fila il Grande Torino ha collezionato cinque Scudetti (42/43, 45/46, 46/47, 47/48 e 48/49). I granata chiusero in maniera trionfale la stagione 47/48 con 19 vittorie su 20 partite disputate in casa (solo la Triestina fu capace di strappare un 1-1) e di segnare addirittura 87 reti in 20 partite.
Tra il 31 gennaio 1943 (Torino-Juventus 2-0) e il 23 ottobre 1949 (Torino-Milan 3-2) il Toro giocò al Filadelfia 88 partite di campionato: ne vinse 78, ne pareggiò 10. Non perse mai.
Il Filadelfia diventò così luogo di spettacolo e divertimento, dove il pubblico poteva ammirare le gesta di una squadra leggendaria, dimenticando per un attimo le paure della guerra.

 

Leggendaria, oltre ai successi e i record della squadra, è la storia del “quarto d’ora granata”, divenuta il simbolo del Filadelfia e del Grande Torino: quando la tromba del capostazione Bormida riecheggiava in tutto lo stadio, Valentino Mazzola alzava le maniche della sua maglia sudata e il Toro caricava a testa bassa, senza pietà per i malcapitati avversari. Il gesto del Capitano divenne un simbolo e quando la tromba suonava, i giocatori granata aumentavano il ritmo e la rimonta era questione di minuti; di quindici minuti.

 

Il Filadelfia e il Grande Torino sono stati una cosa sola, indivisibile. Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola: senza di loro il Toro sarebbe rimasta una squadra come le altre e il Filadelfia uno stadio qualunque. E’ la loro storia ad aver fatto entrare la squadra e lo stadio nella leggenda.

 

Parte 1 / Stado Filadelfia: così è nata la casa del Toro

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