Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

 

Sergio Vatta, finalmente il Toro riavrà la sua casa: finalmente verrà ricostruito il Filadelfia.

Direi che ormai non ci sono più dubbi, c’è la certezza che i granata avranno nuovamente il proprio Tempio che per troppi anni è rimasto in queste condizioni. E’ una vittoria molto importante, e lo dice uno che ci ha vissuto oltre quindici anni lì dentro: il fatto che le giovanili si alleneranno insieme alla Prima Squadra è un traguardo enorme.

 

Chissà quanti aneddoti avrà da raccontare…

Io abitavo a pochi isolati dal Fila, avevo il balcone che dava direttamente dietro a una delle due porte. Quasi sempre mi mettevo a vedere gli allenamenti della Prima Squadra e, un giorno, Radice mi vide e mi disse “Puoi venire un momento? Dai, scendi giù, vieni a spiegare ai miei giocatori come si marcano gli avversari su calcio d’angolo!”. Ecco, l’ambiente era esattamente così: una grande famiglia, dove tutti eravamo in contatto e condividevamo lavoro e amicizie.

 

Com’era il rapporto tra le giovanili e la Prima Squadra?

Allenandosi praticamente tutti insieme, a pochi passi gli uni dagli altri, era un rapporto molto stretto. A volte alcuni giocatori venivano da me, mi segnalavano un giovane da cui erano stati particolarmente impressionati e ci aiutavamo a vicenda. E anche con i vari allenatori delle prime squadre ero sempre in contatto, ci confrontavamo e lavoravamo insieme, perché sapevano che io non avrei mai portato via loro il posto. Ho sempre voluto allenare i giovani, il calcio dei grandi non mi è mai piaciuto.

 

Sarà possibile ricostruire un’atmosfera del genere?

Con il Fila c’è la speranza che il settore giovanile del Toro cresca ancora di più, e che sempre più giovani vengano inseriti e lanciati in Prima Squadra. E poi spero che si punti maggiormente sui giovani italiani, ormai si punta sempre su stranieri che costano molto, trascurando le nostre giovani promesse. Sicuramente si respirerà sempre quell’aria magica che c’è sempre stata al Fila: un’atmosfera che ti obbliga a entrare in punta di piedi, perché lì dentro è stata scritta la storia. La storia del Toro e del Grande Torino.

 

 

 Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

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