Le ombre del Fila: l’Avvocato

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

 

Ebbene sì, anche l’altra Torino ha avuto il suo Avvocato. Sportivamente parlando l’Avvocato Cozzolino, così lo chiamavano tutti al Fila, ha dato del filo da torcere e dei punti a tutto il mondo del calcio giovanile per quarant’anni. Ricordo il primo giorno in cui, varcato il cancello del Filadelfia, tanti anni fa ormai, mi si fece incontro il Generale. Già, perché se Gigi Radice era il sergente di ferro, Cozzolino per i ragazzi del settore giovanile come per i più grandi campioni o per i suoi collaboratori, era l’omone che incuteva rispetto e timore. Il fatto di essere giornalista non deponeva a mio favore. “Sarebbe peggio se fosse un procuratore” mi accolse stringendomi la mano. Fu subito feeling. La visita nella stanza dei trofei, buia, angusta, con il segretario Zambruni alla macchina da scrivere Olivetti, scaffali pieni di cartellini e schede. In un’ora, una passeggiata sul prato antistante il Fila dove Sergio Vatta stava osservando alcuni ragazzi in prova, poi il tunnel che portava sul campo del Grande Torino. Era un uomo burbero, ma solo all’apparenza, tutto di un pezzo e con una passione immensa e grande professionalità. Il sabato, il giorno della partita, indossava il panciotto sotto la giacca, impeccabile. “Conosco questo prato più di quello di casa mia”. Era il 1928 quando appena sedicenne, si affaccia al Filadelfia per entrare nei “Balon Boys”. Non ho mai capito perché ha lasciato l’avvocatura per il pallone, in fondo non l’ha mai saputo neanche lui, ma se scorriamo il lungo elenco di campioni fatti e finiti al Fila la risposta è lì.

 

Primo ad arrivare di mattina al Filadelfia, l’Avvocato era solito fare spesso visita dalla vicina rammendatrice per farsi cucire le tasche della giacca perforate da un mazzo di chiavi che apriva tutte le porte del vecchio stadio e del club. Meticolosamente con il fido e paziente Zambruni, l’Avvocato chiamava la fitta rete di osservatori quando leggeva delle relazioni interessanti. Allora non c’era bisogno di procuratori o di parlare le lingue perché l’Eldorado era nel nostro Paese grazie al parco di talent-scout che forniva un serbatoio inesauribile di giovani talenti. E se qualcuno si lamentava per il misero rimborso spese minacciando di andare alla Juve il Generale flemmatico rispondeva “Vada pure, là non giocheranno mai da noi il ragazzo arriverà in serie A”. Orgoglioso della maglia, della società non ha mai accettato le offerte che negli anni sono arrivate da Milan, Inter e Juve su tutte. Uomo di poche parole e profondi sguardi è stato anche un secondo padre per i molti ragazzi del Filadelfia cresciuti con il Toro addosso: da Pulici a Zaccarelli, da Ferrini a Cravero, da Agroppi a Fuser, da Lido Vieri a Christian Vieri. Si è commosso ed ha pianto anche il Generale, ai funerali di Ferrini e Meroni, al funerale del suo Fila. Il 20 novembre 2003, a Torino, in una grigia mattinata d’autunno, l’Avvocato che dal 1957 al 1993 ha guidato il settore giovanile del Toro si è spento, senza più rivedere il suo Fila.

 

 

 Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

 

Parte 4 / Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

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