Filadelfia: l’abbandono

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

La gramigna a impadronirsi del campo, come circa cinquant’anni prima facevano Mazzola e compagni, un portone sbarrato, immondizia e bottiglie rotte. Su un muro d’ingresso echeggia una domanda: “Calleri chi sei?”, scritta da qualche tifoso che la risposta forse l’ha avuta qualche tempo dopo. O forse no. Al di là del cancello l’ultimo pilastro, in carne e ossa, di quello che era il Filadelfia: la signora Carla. La tuttofare del tempio granata, che ha ereditato oneri e onori da Franca Zoso. La signora Carla ancora abita al Fila, mantenendo parzialmente in vita quel monumento che si avvicinava alla sua fine. Fine a livello strutturale, non ideologica.

 

Era questo lo scenario che si presentava dopo l’estate del 1994 a chi passava dalle parti di via Filadelfia. Il Torino lì non c’era più. Aveva traslocato qualche mese prima ad una decina di chilometri di distanza, alla Sisport di Orbassano. Esattamente dove fino a prima del Mondiale americano correvano, palleggiavano e provavano gli schemi di gioco Roberto Baggio, Vialli, Ravanelli, Dino Baggio (uno degli ultimi ragazzi del Fila). Insomma, dove si allenava la Juventus. Il Filadelfia era andato in pensione, in malo modo: stadio del Grande Torino prima, campo di allenamento dove Pulici imparava a prendere la mira e segnare a raffica poi, rifugio occasionale per tossicodipendenti ora.

 

Ma il Filadelfia nel ’94 non era un malato terminale. Tutt’altro. Si poteva curare. Le cure, leggasi ristrutturazione, però costavano. Troppo, per il neo presidente Calleri, che di restaurare il Fila non ci pensava minimamente. “Ho problemi più urgenti: la Torino dal cuore granata non mi offre nemmeno uno sponsor per questa squadra salvata dal fallimento. Il Filadelfia sta cadendo a pezzi, è in condizioni di estremo rischio. Mi sta bene pagare i debiti degli altri, un po’ meno rischiare la galera perché casca un cornicione in testa a qualcuno. Ci alleneremo altrove, sto studiando qualche soluzione” disse poco tempo dopo il suo insediamento.

 

La malattia del Filadelfia era iniziata negli anni ’80, quando l’erba aveva cominciato a spuntare anche nelle tribune e il calcestruzzo aveva iniziato a cedere. Ma nulla fu fatto per fermare il naturale deperimento. Neanche quando, nel 1988, lo stadio tornò ad essere di proprietà del Torino, dopo essere stato nelle mani della Federcalcio. Le promesse da parte dei presidenti granata e i politici, e le illusioni dei tifosi, invece non mancarono. Si parlò di un Filadelfia da 20.000 posti una volta, da 5.000 un’altra, di uno stadio per giocare le partite ufficiali, ma anche di un campo di allenamento. Ma nei fatti il Filadelfia fu lasciato a se stesso. I problemi finanziari che colpirono il Torino, e il presidente Borsano, a partire dal 1992, i successivi passaggi di proprietà, a Goveani prima e Calleri poi, non aiutarono il vecchio impianto.

 

Si arrivò così al 1994, al Torino che allenato da un ragazzo del Fila andò ad allenarsi ad Orbassano, la Primavera al campo Agnelli di via Paolo Sarpi, e alla signora Carla che rifiutò un’offerta di un lavoro part-time da Calleri e, ancora per qualche tempo, restò in quella che era la sua casa. Dentro la casa del Toro.

 

 

Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

 

Parte 4 / Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

 

Parte 5 / Le ombre del Fila: l’Avvocato

 

Parte 6 / Le ombre del Fila: il caffè di Brunetto

 

Parte 7 / Le ombre del Fila: L’Angelo dei baby

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