La Fondazione, le promesse e le illusioni: il Fila non c’è più

0
220

Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

«Diamoci appuntamento nel maggio ’99, io ci sarò. Questo stadio non è solo un pezzo importante della storia del Torino, ma della città e del Paese. Nel maggio ’49, la sera tragica di Superga, ero uno dei bambini che piangevano». A pronunciare queste parole, la mattina del 18 luglio del 1997, fu l’allora sindaco di Torino Valentino Castellani. Accanto a lui, in quel momento, c’era anche l’ex sindaco, nonché presidente della Fondazione Campo Filadelfia, Diego Novelli. Di fronte i cronisti e circa 1.500 tifosi granata. Al centro del campo il plastico di quello che sarebbe dovuto essere il nuovo Filadelfia. Poco più in là la ruspa che, pochi minuti dopo, avrebbe iniziato ad abbattere il vecchio Filadelfia.

 

Eppure quella mattina il Filadelfia non sarebbe dovuto essere abbattuto. Almeno, non secondo le originali intenzioni della Fondazione Campo Filadelfia. La Fondazione nacque nel 1995 con l’intento di restaurare lo stadio. Il principale promotore dell’iniziativa fu l’ex sindaco di Torino Diego Novelli. Alla Fondazione aderirono anche altri imprenditore, il Comune e il Torino che donò l’impianto alla stessa Fondazione. I progetti di ristrutturazione dello stadio non mancarono, così come le promesse e le illusioni dei tifosi. Uno dei primi prevedeva un impianto da 10-15.000 posti, che oltre allo stadio prevedeva anche degli spazi per i tifosi. Costo totale: 20 miliardi di lire. Per reperire i fondi necessari si era pensato di costruire un parcheggio e un residence dove sorgeva il piccolo campo di allenamento,10 posto di fronte a quello principale. Una proposta questa che non convinse però tutti i tifosi, alcuni di loro si riunirono e nacquero così le “Sentinelle del Filadelfia”, che si assunsero il compito di vigilare sul destino del Fila.

 

Destino, che nonostante le opposizioni delle Sentinelle, il Filadelfia conobbe qualche mese dopo, nel gennaio del ’96: doveva essere abbattuto. Della vecchia struttura sarebbe dovuta rimanere intatta solo la tribuna centrale, vincolata dalla Belle Arti. L’abbattimento era un atto necessario visto che la struttura di cemento armato stava iniziando a cedere, spiegarono dalla Fondazione nonostante alcuni esperti garantissero sulla robustezza dello scheletro del Fila. La demolizione sarebbe stato solamente il primo passo verso la ricostruzione. La Fondazione nel frattempo aveva iniziato a parlare di un progetto da 50 miliardi di lire, che oltre alla ricostruzione dello stadio prevedeva anche quella di alcune attività commerciali, della sede del Torino e di un Museo. E i soldi? Il Credito sportivo si rese disponibile a prestare anche 40 miliardi di lire, poi ci sarebbero stati quelli derivanti dalla commercializzazione del secondo campo, quelli degli sponsor e quelli dati dai tifosi. Proprio per quest’ultimi fu indetta un’iniziativa: ogni tifoso aveva la possibilità di acquistare, per la cifra di 100.000 lire, un mattone del futuro stadio sul quale sarebbe stato inciso il proprio nome.

Si arrivò così alla mattina del 18 luglio 1997 e all’inizio della demolizione. Qualche mese più tardi, nel ’98, anche la tribuna centrale in legno venne abbattuta.

 

 

Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

 

Parte 4 / Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

 

Parte 5 / Le ombre del Fila: l’Avvocato

 

Parte 6 / Le ombre del Fila: il caffè di Brunetto

 

Parte 7 / Le ombre del Fila: L’Angelo dei baby

 

Parte 8 / Filadelfia: l’abbandono

 

Parte 9 / Le ombre del Fila: La signora dei gatti

Condividi