Le ombre del Fila: dai tacchetti alla penna

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

Il Filadelfia, il bar Sweet di fronte al Tempio, la maglia granata, il settore giovanile, gli ultras, erano il suo mondo. Fino a quando Aurelio Benigno non ha deciso di fare il salto della barricata, di passare dall’altra parte, di vedere il calcio sotto un’altra lente. Voleva raccontare il pallone come lo aveva amato e vissuto fin da bambino, lui che il Toro lo ha respirato e difeso anche se non sempre è stato capito. Aurelio, il ragazzone dai riccioli biondi con la faccia da bambino pacioccone, ha messo fine alla propria esistenza una notte di fine novembre del 2009. Lo scempio del Filadelfia e del settore giovanile del Toro, distrutto dai successori di Borsano fino al fallimento del club, lo ha sempre condannato sulle colonne dei giornali per i quali collaborava, “La Stampa” ed il “Corriere dello Sport” e nella trasmissione tv su un’emittente privata dal titolo non casuale “Toro Amore mio”.

 

Perché queste righe su Aurelio?. Non vuole essere questo un epitaffio postumo. Aurelio il Filadelfia lo ha respirato nei 54 anni di vita, da quando, accompagnato dai genitori, ha varcato il cancello granata per il primo provino nei pulcini del Toro. Attaccante tutto mancino, il bambino di borgata dall’età di 5 anni ha fatto la trafila nelle giovanili del Toro interrotta quando al momento di approdare negli Allievi le strade si sono divise. Tifosissimo e frequentatore della Maratona, “da grande” Aurelio un giorno è arrivato al Filadelfia e si è presentato, timidamente. Voleva fare il giornalista, di Torino e di calcio ne sapeva e ne aveva masticato per passione. Voleva trasmettere dal suo punto di vista, attraverso un giornale, ciò che si prova a tifare per la squadra meno fortunata e meno ricca di Torino. Così Aurelio è passato dai tacchetti dei campi di periferia, che non ha mai abbandonato, alla penna. Al Filadelfia quasi ci viveva, in un pellegrinaggio obbligato: casa-bar Sweet-Filadelfia-stadio Olimpico-casa, tutto in un fazzoletto, in un quartiere. E quando il Fila ha chiuso i battenti, Aure era ovunque giocassero le giovanili del Toro, campo Agnelli, Orbassano. Ricordo i rimbrotti di Sergio Vatta, di Serino Rampanti, quando Aure forzava la penna, le partite a calcetto organizzate a pallone sotto la tettoia del Fila quando, ammucchiate le maglie stese ad asciugare dalle signore della lavanderia, ci si ritrovava alle 13 per la sfida contro la squadra di Mondonico ed il suo staff. Il calcio allora era questo, passione e famiglia. Al Fila si giocava a carte, ed a scopa Benigno vinceva spesso con Roberto Cravero come compagno. Allora al Fila i giocatori andavano e venivano, c’era commistione, si cementavano amicizie e conoscenze, c’era possibilità di confronto. Se qualche articolo non era gradito ci si chiariva a quattr’occhi. Aurelio diventava tutto rosso, cercava di  ammorbidire l’interlocutore con una battuta, e tornava il sorriso. Quando per lavoro frequentava l’altra squadra, orgoglioso, mostrava il petto ottenendo in cambio rispetto ed un pizzico di invidia per tanta sfrontatezza: Del Piero sorrideva, Lippi incassava. Oggi il Fila non c’è più, come quel calcio pane e salame. I rapporti umani sono preclusi. I calciatori li puoi veder sfilare la domenica dopo la partita, per gli altri sei giorni il Toro è tabù: uomini fantasma.

 

Chiudo con una citazione dal film Mediterraneo, che meglio di mille parole riassume gli ultimi anni di vita di Aurelio. “Non ci hanno lasciato cambiare niente… Avete vinto voi, ma almeno non riuscirete a considerarmi vostro complice”.

 

Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

 

Parte 4 / Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

 

Parte 5 / Le ombre del Fila: l’Avvocato

 

Parte 6 / Le ombre del Fila: il caffè di Brunetto

 

Parte 7 / Le ombre del Fila: L’Angelo dei baby

 

Parte 8 / Filadelfia: l’abbandono

 

Parte 9 / Le ombre del Fila: La signora dei gatti

 

Parte 10 / La Fondazione, le promesse, le illusioni: il Fila non c’è più

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