Le ombre del Fila: Deme na man

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

Ormai diamo per scontato che su Google o su Wikipedia si trovi di tutto e di più. Basta inserire un nome nell’apposito spazio di ricerca, ed in pochi secondi appare quanto da noi richiesto sotto forma di immagini, notizie, video. Compresi i nomi propri, anche il vostro se avete lasciato qualche traccia. Ho provato, per curiosità, ad inserire quello di Giacomo Franco, il nostro, quello del Toro. Con pessimi risultati: un illustre architetto defunto da tempo, un altro omonimo scomparso giovanissimo in un incidente stradale, un pittore. Del nostro nessuna traccia. E pensare che Giacomo di nome, e Franco il cognome, sta al Torino come il cacio sui maccheroni. Dall’era Pianelli fino al fallimento di Cimminelli, dallo scudetto all’abbattimento del Filadelfia, l’”accompagnatore” del Toro non ha saltato una partita al Comunale, non un’amichevole ed un allenamento. Giacomo Franco, piemontese e torinese doc, nasce calcisticamente nel ruolo di accompagnatore, team manager, factotum, fate un po’ voi, con Orfeo Pianelli.

 

Amico di briscola del presidente, Giacomino negli anni Sessanta manda avanti con alterna fortuna una tipografia in città. Per un po’ di tempo gli affari vanno bene, poi l’ingranaggio si inceppa, con un socio non va d’accordo, il gioco fa il resto, e la “boita” va in malora. Franco, tifoso granata, ha la fortuna di conoscere Pianelli per motivi di lavoro. Entra nelle simpatie di colui che non è ancora presidente nelle notti davanti ad un bicchiere di vino ed un mazzo di carte, l’unico vizietto in vita del tipografo granata. Quando la fortuna gli volta le spalle, senza lavoro, ci pensa Orfeo presidente ad offrire un posto a Giacomo Franco, accompagnatore del Torino, confidente discreto e silenzioso del presidente, su tutto ciò che accade dentro e fuori lo spogliatoio. Giacomino, più piccolo dell’impermeabile che non sveste quasi mai, passerà indenne tra gioie e tempeste granata, quarant’anni a ripetere ad ogni cambio di allenatore e di presidente, la fatidica frase “Deme na man, për piasì”. Una citazione sul giornale, il nome impresso su un quotidiano sportivo, addolcivano il carattere burbero ed all’apparenza scontroso. Quante notti ha trascorso Giacomo Franco al Fila a far compagnia alle ombre granata, alle signore della lavanderia, alla signora Carla, ai magazzinieri. Un caffè amaro, un bicchiere di vino buono, una partita a scopa con il Mondo, era il suo mondo. Nei momenti di tempesta Giacomo Franco faceva da scudo tra gli ultras ed i giocatori, tra i tifosi inferociti e gli allenatori intimiditi. Non aveva il fisico di Hulk ma l’omino granata incuteva rispetto e riusciva con una battuta in piemontese a calmare le acque. Ricordo che amava le auto anche se non aveva posseduto che una 500. Guidava le macchine degli altri, portava durante gli allenamenti al Fila la fuoriserie degli allenatori all’autolavaggio, che, oltre alla mancia, in premio gli regalavano la gioia più grossa, un giro sulla Ferrari chiusa in garage. Al Filadelfia per opportunità era raro vedere parcheggiati i “macchinoni”. Non c’erano vie di fuga alternative che il cortile acciottolato, e se la stagione si fosse indirizzata nella direzione sbagliata, era troppo facile prendere a calci, danneggiare un’auto. Motivo per cui le auto di lusso al Fila comparivano di rado, solo il giorno della partita. Giacomo Franco custodiva gelosamente le chiavi della Maserati e della Ferrari di Radice, della rossa di Mondonico. E quando era ora di far benzina e portarla a lavare, l’accompagnatore del Toro si metteva un cuscino sotto il sedile per una maggior visibilità dentro l’abitacolo. Conosceva, il nostro Franco, i giocatori meglio di chiunque altro, soprattutto fuori dal campo. Gli bastava poco per bocciare o plaudire il nuovo arrivato, faceva spesso da padre nel convitto di Corso Vittorio insieme alla signora Teresa, chiamato a controllare i ragazzi delle giovanili e prenderli per le orecchie quando serviva. “Chiel lì a l’è propri n’piciu” disse Giacomino di Luis Muller pochi giorni dopo l’arrivo del brasiliano a Torino. Aveva visto giusto, grande talento l’attaccante di San Paolo, ma testa matta fuori dal terreno di gioco e poca voglia di allenarsi. In due occasioni Giacomo Franco fu messo alle calcagna di Muller, una prima volta quando nel parco de La Mandria, dove il Toro era andato ad allenarsi, di Luis si erano perse le tracce (non aveva voglia di correre e si era nascosto tra gli alberi in attesa dei compagni). La seconda volta il segugio Franco allertato sulle notti brave di Muller, si presentò di persona alle tre di mattina in discoteca per portare a casa il giocatore. Non disse nulla a Fascetti, ma da quella sera Luis Muller le bravate le limitò, almeno, tra le mura di casa.

 

Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

 

Parte 4 / Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

 

Parte 5 / Le ombre del Fila: l’Avvocato

 

Parte 6 / Le ombre del Fila: il caffè di Brunetto

 

Parte 7 / Le ombre del Fila: L’Angelo dei baby

 

Parte 8 / Filadelfia: l’abbandono

 

Parte 9 / Le ombre del Fila: La signora dei gatti

 

Parte 10 / La Fondazione, le promesse, le illusioni: il Fila non c’è più

 

Parte 11 / Le ombre del Fila: Dai tacchetti alla penna

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