1997-2005: questo Filadelfia non s’ha da fare

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Sabato 17 ottobre 2015, dopo anni di chiacchiere, polemiche e promesse disattese, partiranno i lavori per la ricostruzione del nuovo stadio Filadelfia. Ottantanove anni dopo la sua inaugurazione verrà posata la prima pietra. Quello che vi proponiamo è un viaggio attraverso i decenni che hanno segnato la nascita del Tempio granata, la sua esaltazione grazie alle gesta del Grande Torino, il suo essere luogo di aggregazione e formazione per i giovani del vivaio, fino all’abbattimento, ai tentativi di ricostruzione e alla più recente costituzione dell’attuale Fondazione Filadelfia. Approfondimenti ed interviste ai protagonisti, oltre ad alcune curiosità legate ai personaggi che hanno reso mitico quello che non è stato solo un semplice stadio.

 

Dopo che i lavori di demolizione del Filadelfia iniziarono, la mattina del 18 luglio 1997, passarono i giorni e i mesi e i progetti di ricostruzione del tempio granata divennero sempre più ambiziosi: il nuovo stadio, sulla carta, sarebbe dovuto tornare ad ospitare le partite del Torino. La capienza sarebbe stata di 35.000 posti. Alcuni contrasti tra la Fondazione e l’allora presidente granata Vidulich, le difficoltà nel reperire i fondi necessari e il sorgere di alcuni problemi burocratici fecero però slittare continuamente l’inizio di lavori. È così che gli unici operai che nel ’98 si videro all’interno del Fila furono quelli che ebbero l’ordine di abbattere anche la tribuna centrale in legno.

 

Si arrivò al 27 marzo del 1999: il giorno in cui sembrò che davvero la situazione potesse sbloccarsi. Il presidente della Fondazione Campo Filadelfia, Diego Novelli, fece un annuncio shock: “Un gruppo di imprenditori, capitanati da Giuseppe Aghemo, ci ha donato 70 miliardi per ricostruire il Filadelfia”. Con quei soldi sembrava che si potesse veramente realizzare il sogno di tutti i tifosi granata: vedere risorgere la propria casa, con la possibilità di assistere in quello stadio alle partite del Torino. Come ai tempi di Mazzola e compagni. L’idea che con quei 70 miliardi la Fondazione potesse ricostruire il Filadelfia non piacque però alla dirigenza granata. Vidulich e soci stavano infatti lavorando ad un progetto finalizzato a reperire i soldi per riacquistare il Fila, riedificarlo e, successivamente, quotare il Torino, in possesso del proprio stadio di proprietà, in Borsa. La Fondazione decise di andare avanti lo stesso per la propria strada e il 4 maggio del 1999 (il giorno del cinquantesimo anniversario della tragedia di Superga, ma anche quello in cui, secondo quando annunciato due anni prima dal sindaco Castellani, sarebbe dovuto risorgere il nuovo Filadelfia) si tenne – davanti agli occhi di tanti tifosi, dei parenti dei giocatori del Grande Torino, di Gigi Radice e alcuni dei suoi ragazzi del ’76, e tanti altri ex granata – la cerimonia della posa della prima pietra del nuovo stadio. Venne inoltre inaugurato anche il monumento agli Invincibili. Quello che ancora i tanti tifosi presenti non sapevano, ma avrebbero scoperto molto dopo, è che nel ‘ 95, al momento della creazione della Fondazione, l’area del campo era stata destinata ad attività per sport, tempo libero e cultura con annesse attività terziarie, ma con il vincolo dell’utilizzo non professionistico Inoltre non c’erano le condizioni urbanistiche per realizzare il nuovo Filadelfia.

 

Nel frattempo fece la propria comparsa sulla scena un nuovo personaggio: Francesco Cimminelli, il proprietario delle Ergom. L’imprenditore, di dichiarata fede bianconera, intavolò una trattativa con Vidulich per l’acquisto del Torino. Trattativa che si concluse nell’aprile del 2000. Cimminelli divenne così il proprietario del Torino e scelse come presidente Beppe Aghemo. “Ricostruiremo lo stadio Filadelfia e arriveremo in Champions League”. Furono queste alcune delle prime parole del neo proprietario del Toro. Quarantuno giorni dopo, però, Aghemo si dimise per i forti contrasti proprio con Cimminelli. Il patron del Toro propose quindi a Diego Novelli di diventare il nuovo presidente della società, l’ex sindaco però rifiutò in quanto vide un conflitto d’interesse con il suo ruolo di presidente della Fondazione Campo Filadelfia. Fu così scelto Tilly Romero come erede di Aghemo. I rapporti tra Cimminelli e Novelli rimasero però stretti, al punto che l’ex sindaco entrò a far parte del Consiglio d’Amministrazione del Torino in qualità di rappresentante della Fondazione Filadelfia. Un fatto significativo, questo, perché facilitò, nel dicembre di quell’anno, il passaggio di proprietà del Filadelfia dalla Fondazione alla S.I.S (Società Investimenti Sportivi) di Francesco Cimminelli. Cimminelli e Romero continuarono però a parlare del Filadelfia come nuovo stadio del Torino, i progetti si ispiravano a stadi belli, moderni e funzionali come l’Amsterdam Arena dell’Ajax. Venne inoltre presa in considerazione anche l’ipotesi di un Filadelfia che nel 2006, in occasione delle Olimpiadi invernali, avrebbe ospitato le partite di hockey su ghiaccio. Il progetto che i massimi dirigenti granata prevedeva uno stadio con una capienza di 25.000 posti, senza la pista ciclabile e con la copertura mobile. Questo nuovo Filadelfia non sarebbe però sorto sul terreno del vecchio, in quanto non sarebbe stato possibile costruire un impianto così grande in quello spazio. Il nuovo Filadelfia sarebbe stato costruito qualche metro in più in là, dall’altra parte di via Giordano Bruno. Il terreno dello storico campo del Grande Torino sarebbe invece stato sostituito da ampi spazi verdi, dalla sede della società, dal museo e da alcune attività commerciali. Tra una variante e l’altra del piano regolatore, sembrava che il Filadelfia (anche se in una sede diversa rispetto a quella originale) potesse rinascere.

 

Il progetto di Cimminelli fu però bloccato, nel marzo del 2001, durante l’ultima riunione del Consiglio Comunale prima delle elezioni del nuovo sindaco di Torino dal verde Silvio Viale (candidato anch’esso per il dopo Castellani). Viale, durante la riunione in Sala Rossa, presentò ben 573 emendamenti che, per mancanza di tempo, non permisero al Consiglio di dare il via ai lavori. L’inaspettato stop al progetto fece infuriare Cimminelli. “Il Filadelfia, noi, non lo facciamo più – sbottò il patron granata – visto che il Delle Alpi è in vendita, con trentasei miliardi risolviamo il problema”. Le elezioni per il sindaco videro vincere Sergio Chiamparino. Il primo cittadino provò a riallacciare i rapporti tra il Comune ed il Torino, nel frattempo però stava per scadere il contratto di affitto al Delle Alpi per le due società calcistiche di Torino. Le trattative con il Comune portarono, il 18 giugno del 2002, ad un accordo storico: alla Juventus fu concesso il diritto di superficie del Delle Alpi, più 25.000 metri quadrati utilizzabili per attività commerciali di vario tipo, per 99 anni, al Torino, per lo stesso numero di anni, fu concesso il diritto di superficie del Comunale, più 5.000 metri quadrati utilizzabili per attività commerciali. In pratica sia Toro che Juve avrebbero avuto un loro stadio di proprietà. La società granata avrebbe però dovuto impegnarsi nella ristrutturazione dello stadio (che avrebbe ospitato le cerimonie di apertura e chiusure delle Olimpiadi del 2006). Per farlo Cimminelli chiese un prestito al Credito sportivo di 20 milioni di euro, con in garanzia una fidejussione del Comune. Questo comportava che nel caso non fossero stati rispettati i termini dell’accordo, lo stadio sarebbe tornato di proprietà di Palazzo Civico (cosa che avvenne all’indomani del fallimento del Torino nell’estate del 2005). E il Filadelfia? I dirigenti granata continuarono a parlarne, ma nei nuovi progetti da stadio delle Prima squadra fu ridimensionato a campo da 2.000 posti che avrebbe ospitato le partite delle giovanili, oltre che la sede del club ed il museo.

 

Il 19 dicembre di quell’anno il Filadelfia ebbe un altro cambio di proprietà: dalla S.I.S al Torino. Restò quindi sempre nelle mani di Cimminelli ma, quest’ultimo passaggio di proprietà, fece inoltre cadere il vincolo della destinazione ad uso esclusivamente sportivo del terreno. In pratica sul prato che negli anni ’40 veniva calcato da Mazzola e compagni poteva essere ora costruita una qualsiasi attività commerciale. Nel 2003 venne siglato un protocollo d’intesa tra il Torino ed il Comune: la società granata cedette a Palazzo Civico la proprietà dell’area Filadelfia, ma ebbe il diritto di superficie dell’area stessa. Cimminelli prese inoltre l’impegno di realizzare sulle macerie del vecchio stadio il nuovo impianto sportivo con tanto di sede e museo. Impegno che non venne mantenuto. Anzi, qualche mese dopo, il patron granata cedette una parte del diritto di superficie alla Bennet (che sul prato del Filadelfia voleva costruire uno dei propri supermercati) un’altra parte per a (?) due imprese edili (la Mo.Cla e l’Italcostruzioni) che, secondo il nuovo progetto, avrebbero dovuto fabbricare nuovi condomini dove sorgeva lo storico cortile. Questa operazione portò nelle casse di Cimminelli circa 25 milioni di euro. I tifosi granata insorsero, manifestando il loro dissenso. Intervenne quindi il Comune che trovò una soluzione con le varie parti in causa: il supermercato Bennet venne costruito nell’ex area Chimino, a pochi metri di distanza dal Fila, due altri lotti di terreno vennero concessi per la costruzione degli edifici residenziali, e il Filadelfia sarebbe dovuto rinascere. La giunta di Chiamparino, come garanzia per il nuovo impianto, fece sottoscrivere a Cimminelli delle ipoteche su alcuni beni di proprietà della sua azienda, la Ergom. Il valore dei beni ipotecati era superiore ai 4 milioni di euro.

 

Nell’estate del 2005 l’AC Torino di Francesco Cimminelli fallì e, per l’ennesima volta, i progetti per la rinascita del Filadelfia si arrestarono.

 

 

Parte 1 / Stadio Filadelfia: così è nata la casa del Toro

 

 Parte 2 / Stadio Filadelfia e Grande Torino: un binomio divenuto leggenda

 

Parte 3 / La Fabbrica del Fila, fucina di talenti per tutti i campionati

 

Parte 4 / Vatta: “Al Fila si entra in punta di piedi. Felice che rinasca”

 

Parte 5 / Le ombre del Fila: l’Avvocato

 

Parte 6 / Le ombre del Fila: il caffè di Brunetto

 

Parte 7 / Le ombre del Fila: L’Angelo dei baby

 

Parte 8 / Filadelfia: l’abbandono

 

Parte 9 / Le ombre del Fila: La signora dei gatti

 

Parte 10 / La Fondazione, le promesse, le illusioni: il Fila non c’è più

 

Parte 11 / Le ombre del Fila: Dai tacchetti alla penna

 

Parte 12 / Le ombre del Fila: Deme na man

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