Top & Flop di Torino-Milan

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La reazione dopo Carpi c’è stata, per quanto a metà. Il Torino pareggia in casa contro il Milan in un incontro non entusiasmante, dimostrando però molto carattere. Ecco cosa è andato e cosa no nella sfida dell'”Olimpico” di ieri.

 

TOP

 

L’AZIONE DEL GOL DI BASELLI: è servito l’ingresso di Belotti, e il cambio modulo, per mettere in difficoltà il Milan. E sono bastati pochissimi secondi per riuscirci. L’azione non è casuale, ma è manovrata, e dimostra come il Torino stesse in realtà ragionando sulla variante dell’attacco a tre da diverso tempo. Il movimento del numero 9 è perfetto a raccogliere il lancio da centrocampo al bacio, buona è la sponda di spalla per la mezzala che, puntualmente, si stava inserendo. La classe di Baselli, poi, ha fatto il resto. Insomma, il gol risulta essere frutto di un’azione provata e riprovata in allenamento, e tutt’altro che casuale. Ancora una volta, questo Torino mostra grande duttilità tattica, sicuramente un’arma in più per i ragazzi di Ventura.

 

IL “QUARTO D’ORA GRANATA”: non appaia blasfema l’espressione a chi, fortunatamente, ha potuto viverlo davvero, soprattutto nel giorno in cui il Filadelfia sembra pronto a riprendere vita. Ma dopo il gol segnato, a poco più di quindici minuti dal termine, il Torino, giovane e, come tale, particolarmente “umorale”, si accende come una miccia e dimostra di poter fare davvero male agli avversari. Dalla rete di Baselli, infatti, la scena è tutta granata, anche se la rete del raddoppio non riesce ad arrivare. Ma la squadra, come in passato, dimostra di avere moltissimo carattere. Se subire gol è sempre una pecca, reagire efficacemente allo svantaggio diventa un pregio. Per quanto oneroso da sostenere.

 

LO STADIO TUTTO ESAURITO: una cornice di pubblico come questa non si era vista nemmeno contro lo Zenit, lo scorso anno. Non solo a colpo d’occhio: ma davvero nessun seggiolino è rimasto vuoto e anche nelle tribune, la stragrande maggioranza dei tifosi era granata. “Per forza, si giocava in casa” si potebbe pensare. Eppure chi va sovente allo stadio sa che, soprattutto per trasferte così geograficamente vicine, non sorprende la nutrita presenza di tifosi avversari nei settori che seguono i lati lunghi del campo. Questa volta, complice l’affluenza del mattino per il “Filadelfia”, e complice anche il buon avvio stagionale del Torino, gli spalti erano davvero tutti granata. E il tifo ha caricato a molla i giocatori, spingendo Glik e compagni quantomeno al pareggio.

 

FLOP

 

IL TORO PRIMA DI SUBIRE GOL: l’altra faccia della medaglia, in relazione al “Quarto d’ora granata”, è proprio questa. Perché il Toro deve sempre aspettare di subire una rete per svegliarsi dal torpore ed essere determinante? Perché non riesce a mettere con costanza quella grinta e determinazione che a sprazzi si nota, e che permette alla squadra di giocarsela davvero con chiunque? Probabilmente, la verde età di molti giocatori porta proprio a questi alti e bassi nelle prestazioni. Toccherà a Ventura rendere questi buoni giovani giocatori, in forti giovani campioni. Perché il Toro visto fino al gol di Bacca, era davvero troppo brutto per essere vero.

 

IL RITORNO DI CERCI ALL’OLIMPICO: la grande occasione per l’esterno rossonero di riprendersi il Milan è stata sciupata. L’ex Toro non riesce quasi mai a incidere, trovandosi di fronte un ottimo Molinaro. Ma non riesce nemmeno a riconciliarsi con il suo vecchio pubblico, che al momento della sua sostituzione lo ricopre di fischi, confermando di non aver ancora digerito la cessione di due estati fa, all’ultimo minuto, per approdare in quel – famigerata espressione – “calcio che conta”, che appare più come una prigione d’oro che un balzo in avanti in carriera. Un po’ di amarezza, per come è finita, e un po’ di rimpianto, per come sarebbe potuta proseguire l’avventura in granata, ci sono. Ma il Toro ha saputo voltare pagina. Cerci non ancora.

 

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