Da muro a colabrodo: la difesa è sotto accusa

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Due punti in quattro gare ma soprattutto nove gol subiti da Carpi, Milan, Lazio e Genoa. Troppi, tanti, per una difesa che lo scorso anno è stato vanto della squadra di Ventura, tanto da permettere ai suoi rappresentanti più illustri, da Glik a Maksimovic, di attirare le attenzioni dei club di mezza Europa ma anche nostrano. Il serbo, out per infortunio dall’inizio della stagione, si è in qualche modo salvato dalla debacle che invece ha trascinato il capitano e il resto della difesa, Bovo e Moretti compresi. Un pacchetto che annovera anche Padelli: l’attenzione che solitamente aveva contraddistinto il Toro di Ventura è andata in vacanza, almeno per il momento. Potrebbe trattarsi di una flessione momentanea, lo si è detto più volte: ma a fine anno si dovranno certamente ricordare i punti persi in tutto il percorso e peseranno senza dubbio soprattutto quelli che la squadra ha lasciato per strada nell’ultimo periodo. I numeri sono impietosi: quindici reti subite in dieci partite, con la media che si è alzata vertiginosamente nelle ultime due gare. Questo vuol dire che il Toro subisce almeno un gol, anche quando fa bottino pieno: solo la Sampdoria è riuscita a non battere Padelli, unica volta in cui la squadra di Ventura ha chiuso un match senza alcuna rete al passivo. 

Nel momento in cui una squadra fatica in un dato periodo dell’anno, si tira sempre fuori la classica verità a prima vista inconfutabile dello storico mese negativo di un allenatore: lo stesso Ventura ha parlato di una squadra che un anno fa di questi tempi non navigava in buone acque. Si dimentica forse che allora ad evitare che il gruppo annegasse davvero ci aveva pensato proprio la difesa: perché quello non era un Toro che subiva tanti gol ma che faticava a farli. Dodici mesi fa, in un mese di ottobre piuttosto mediocre, Glik e compagni avevano subito nove gol in dieci partite (nove come quelli che il Toro di quest’anno ha subito nelle ultime quattro gare), il Toro aveva raccolto 12 punti, solo tre in meno rispetto a quello attuale. Eppure quella squadra, a prima vista, non aveva convinto come l’attuale, svegliandosi dal torpore dal derby in avanti e inanellando una serie lunghissima di risultati utili consecutivi. Una volta l’attacco, l’anno dopo la difesa: ma se dodici mesi fala squadra rimasta orfana di Immobile e Cerci aveva bisogno di ritrovare punti di riferimento nel reparto avanzato, lo stesso non può dirsi di tre veterani come Bovo, Glik e Moretti: non dei ragazzini, non degli esordienti, non dei nuovi arrivati. 

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