Un altro Derby da immolati

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Il borsino granata è un po’ come la Borsa, i titoli sono rappresentati dai calciatori le cui quotazioni salgono e scendono di partita in partita in base al rendimento, allo stato di forma, alle eventuali squalifiche che ne pregiudicano l’impiego nel turno successivo. A differenza delle pagelle, quindi, il borsino non guarda esclusivamente alla prestazione di giornata ma valuta complessivamente il periodo dei calciatori impiegati utilizzando come parametro la partita disputata ma nel contesto di un arco temporale più ampio.

 

In un campionato strano, in cui succede tutto ed il contrario di tutto, l’unica costante rispetto allo scorso torneo resta il modo in cui il Torino perde il derby. In ossequio alla più spietata legge di Murphy nemmeno il fatto di perdere all’ultimo secondo lo scorso anno è servito per esorcizzare la possibilità che riaccadesse. Nemmeno la statistica, considerato che, oltre ai troppi derby persi in questo modo negli ultimi anni, appena tre giorni prima i granata erano già incappati nell’amnesia difensiva che era costata due punti contro il Genoa al 93’.

Al di là dell’aspetto – sfortuna (comunque innegabile), questa partita ha certificato che la ripetitività di certe situazioni non può essere solo figlia del caso: la facilità con la quale la squadra prende gol, la paura di vincere o comunque di portare a casa un risultato positivo pur meritandolo, la soggezione psicologica, i mesi autunnali da sempre tabù con Ventura, i minuti iniziali e finali delle partite con un atteggiamento troppo compassato ai limiti del passivo più che delle costanti stanno diventando delle sgradevoli abitudini.

 

Di fronte a dati del genere, a poco valgono le attenuanti e gli alibi: le assenze, l’infermeria piena e una rosa sempre più in emergenza, il possibile fallo non fischiato a Belotti poco prima del gol letale, la giovane età dei centrocampisti che non hanno ancora la necessaria esperienza per aiutare la difesa in certe situazioni, gli errori dei singoli. Persino l’ingresso di Cuadrado potrebbe essere visto come un segno del destino avverso dal momento che era in panchina ma è dovuto subentrare dopo appena 10’ al posto dell’infortunato Kedhira ed ha sparigliato le carte (costringendo Ventura a spostare i terzini per cercare di renderlo innocuo) risultando decisivo sia con l’assist per il primo gol che siglando il secondo.

Ma anche a distanza di due giorni, per queste ragioni, nell’ambiente Toro la rabbia prevale sulla delusione – e lo stesso ci si augura che valga per lo spogliatoio granata affinché si reagisca presto – anche perché tra galli, galline e quaglie varie rischia di prendere sempre più piede l’idea di trovarsi in un pollaio!

 

CHI SALE:

 

GLIK Il migliore dei suoi. Oltre ad offrire una prova gagliarda dietro rintuzzando gli attaccanti bianconeri con decisione ed in modo pulito, va per ben due volte vicino al gol del sorpasso non riuscendoci un po’ per bravura di Buffon, un po’ perché colpisce troppo bene il pallone.

 

STABILI:

 

BOVO prestazione dai due volti: nel primo tempo è messo e si mette anche da solo in difficoltà e rimedia inoltre l’ammonizione che gli costerà la sfida contro l’Inter, nel secondo invece, oltre a tenere a bada Morata e Mandzukic,scaraventa in porta il gol del temporaneo pareggio interrompendo un’astinenza di quattro anni e mezzo.

 

MORETTI ritrova grinta, cattiveria ed esperienza e tiene botta di fronte a clienti scomodi come Dybala e Cuadrado. Amministra in modo oculato il pallone sbagliando pochissimo. Sul gol finale poi anche lui resta un po’ a guardare.

 

MOLINARO dopo un primo tempo ordinato nel quale si distingue per qualche buon anticipo e per delle incursioni pericolose in area avversaria mettendo in difficoltà Padoin, cala nella ripresa tanto che Ventura, notando che fatica ad arginare Cuadrado, ha la brillante idea di sostituirlo.

 

M. LOPEZ si rende pericoloso solo su un cross basso di Molinaro ma l’impatto col pallone non è dei migliori. E’ punto di riferimento dei lunghi lanci dalle retrovie e gli si demanda il compito di fare da sponda per i compagni. Fa quel che può.

 

BENASSI subentra a Baselli ereditandone anche la posizione. Fatica ad entrare pienamente in partita, tocca pochi palloni e cerca di darsi da fare in operazioni di contrasto, talvolta esagerando anche.

 

PADELLI continua a regalare insicurezza e brividi nei disimpegni coi piedi e a non trovare la posizione giusta in occasione dei gol: ciò, al di là delle responsabilità, gli impedisce di poter opporsi in modo più efficace. Neutralizza facili tiri centrali e compie l’unica parata degna di nota col piede, d’istinto, su tiro di Marchisio.

 

VIVES talvolta gira un po’ a vuoto non riuscendo a raddoppiare su Cuadrado o facendosi portare fuori posizione da Marchisio ed Hernanes. Non ha una gestione decisa del pallone come in altre occasioni tuttavia effettua interventi puliti sulla trequarti e con un bel tiro dalla distanza impegna Buffon.

 

ZAPPACOSTA  “morde” bene la fascia destra consegnatagli da Bruno Peres, arriva al cross e per poco non bissa il gol contro il Genoa. Sbaglia un facile e potenzialmente pericoloso appoggio di testa in area avversaria mentre dietro aiuta spazzando lontano nei minuti finali fino all’amnesia collettiva alla quale partecipa pure lui.

 

CHI SCENDE:

 

QUAGLIARELLA anche lui si impegna con tanto movimento davanti, ha un’occasione nitida alla mezzora che avrebbe potuto capitalizzare meglio ed in generale appare poco deciso ed incapace di pungere. Il suo digiuno è ormai ai livelli di guardia.

 

BASELLI si vede pochissimo ed appare in difficoltà nel contrasto su Padoin e nel raddoppio su Cuadrado. Non tocca molti palloni e fa vedere la sua classe e la sua visione di gioco solo in occasione dell’assist smarcante per Quagliarella al limite dell’area alla mezzora.

 

B. PERES rimpianto nella partita contro il Genoa (salvo poi propiziare il terzo gol appena entrato) ed invocato a gran voce come salvatore della patria, a parte alcune giocate con incursioni anche per vie centrali, non lascia il segno né a destra né quando Ventura lo sposta a sinistra per fermare Cuadrado, a conti fatti con risultati opposti.

 

ACQUAH viene impiegato per fermare Pogba con la sua fisicità. I risultati non sono quelli voluti però tanto che il francese gli scappa via per firmare il vantaggio ed in altre circostanze. Soffre troppo e rimedia ammonizione, figuracce ed infortunio che verosimilmente gli impedirà di prendere parte alla prossima partita.

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