17 novembre 1970: nasce Antonino Asta

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Cuore, polmoni e tanta, tantissima grinta: questo in sintesi, da calciatore, Antonino Asta. Cresciuto nell’hinterland milanese, classe 1970, alterna il pallone con il lavoro di barista, fino a quando dopo le esperienze con Corbetta ed Abbiategrasso passa al Saronno, dove ottiene il primo contratto professionistico. Un paio di stagioni al Monza e nell’estate del 1999 Antonino passa al Toro, su segnalazione di un certo Gigi Radice, suo maestro ed allenatore in Brianza.

 

L’impatto con Torino però, non è dei migliori; l’allenatore scozzese Souness lo fa giocare poco, e per Asta le panchine nella prima parte della stagione 97/98 sono molte. Ma con l’arrivo di Reja la situazione cambia, così come la classifica deficitaria fino a quel momento; la cavalcata però, si concluderà il 21 giugno del 1998, contro un palo dello stadio “Giglio” di Reggio Emilia con 38 gradi all’ombra, nel drammatico spareggio-promozione contro il Perugia. Quello stesso palo, colpito da Dorigo su rigore, che catapulta gli umbri in serie A e che invece costringe i granata ad un altro anno di purgatorio.

 

Anche con l’arrivo di Mondonico, il campionato succesivo, Asta diventa una pedina imprescindibile nello scacchiere offensivo, con la meritata promozione del Toro, finalmente; il suo esordio in massima serie è datato 28 agosto 1999, il teatro è lo stadio di Bologna. Finisce 0-0 ma in tutti c’è la consapevolezza della forza e della generosità di questo ragazzo; sono solo otto però le presenze nella prima parte di stagione, tanto che Antonino nel corso della sessione di mercato di gennaio, si accasa al Napoli dove andrà a conquistare una storica promozione con i partenopei, dodici mesi dopo quella in granata.
Centodieci milioni di lire: tanto costa all’allora patron Cimminelli la sua comproprietà ed al termine della stagione Asta ritorna granata. Sulla panchina del Toro, che nel frattempo è nuovamente sprofondato in serie B, c’è Gigi Simoni ben presto sostituito da Camolese, che come prima mossa gli affida la fascia di capitano, ed i granata volano: lasciate le ultime posizioni della classifica, saranno promossi al termine di quella stessa stagione, all’indomani della vittoria sul campo del Pescara.
L’anno successivo è quello della qualificazione all’Intertoto, coronata con la convocazione nella nazionale del Trap, in una gara di preparazione al mondiale nippo-coreano contro gli Stati Uniti: è il febbraio del 2002.

 

Tuttavia al termine della stagione 2001-02, complice anche un brutto infortunio subito in uno scontro con il bianconero Davids, la Società decide di non rinnovargli il contratto, e per Tonino arriva il triste momento dei titoli di coda; accetta la proposta di Zamparini e Foschi ed imbocca la strada verso Palermo, verso quella Sicilia che lo ha visto partire bambino ed ora lo vede rientrare calciatore affermato.
Ma la sorte è dietro l’angolo: un grave, gravissimo infortunio alla caviglia lo costringe ad abbandonare definitivamente la carriera agonistica, a soli 32 anni.
Inizia ad allenare proprio al Toro, è il 2005: parte dagli allievi regionali del neonato Torino Fc ed arriva fino alla Primavera (leggi qui la sua intervista sulla vittoria della Supercoppa), con cui arriverà per ben due volte alle “final eight” scudetto.
Sempre con quel cuore granata, esibito con orgoglio e mai ostentato, per uno dei calciatori più amati del nostro recente passato.

 

 

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