18 novembre 1984: Junior, Serena e quel derby tutto granata

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Un inizio con il botto. Parte così la stagione 1984-85 per il nuovo Toro targato nuovamente Gigi Radice; l’allenatore dell’ultimo scudetto infatti, torna a sedersi sulla panchina che più ha amato dopo sole quattro stagioni, trascorse tra Bologna, Milan, Bari ed Inter mentre sulla panchina del Toro si erano intervallati prima Giacomini e poi Bersellini, dopo la breve parentesi Rabitti.
Il presidente Rossi non bada a spese e mette a segno il colpo dell’estate: il brasiliano Leovegildo Lins Gama detto Junior, trentenne campione brasiliano tra i più celebri in patria, dopo oltre un decennio lascia il Flamengo ed approda in granata per una cifra di poco superiore ai due milioni di dollari.

 

Parte benissimo la stagione del Toro, con il sorprendente Verona di Bagnoli a fare l’andatura ed i granata a ridosso sin dalle primissime giornate.
Si arriva così a domenica 18 novembre 1984. In un “Comunale” traboccante di passione e bandiere granata si gioca una stracittadina d’altri tempi, dopo il grigiore delle ultime stagioni: il Toro infatti si presenta con un cospicuo vantaggio in classifica (i granata sono secondi a 10 punti, mentre la Juve insegue distaccata di due lunghezze, con la vittoria che vale ancora due punti).

 

La partita, tuttavia, inizia in salita: al quarto d’ora, punizione dal limite per la Juve, in quella zona di campo da dove Platini difficilmente sbaglia. Ed è così anche questa volta, Martina non può nulla sul bolide del francese su tocco corto di Cabrini, con il pallone che si insacca alla sua destra. Uno a zero per la Juve.
Il Toro non molla, anzi nel finale della prima frazione può pareggiare con Zaccarelli, ma è solo questione di minuti: ad inizio ripresa ci pensa il giovane terzino Francini a battere Tacconi da due passi, riportando la gara in parità.

 

Ma è all’ultimo giro di lancette che il destino riserva il finale più bello ed inaspettato: corner tagliato di Junior dalla sinistra, stacco perentorio di Serena sul primo palo, Tacconi e Brio fuori traiettoria e palla in rete. Il derby è vinto, la Maratona è in delirio, lo stadio interamente granata; in tutto l’ambiente, dai tifosi ai giocatori stessi inizia a farsi strada un sogno da cullare, nemmeno troppo velatamente. Un sogno chiamato scudetto, che si infrangerà purtroppo soltanto nelle ultime giornate di quel torneo, al cospetto di un Verona che disputa una stagione irripetibile, partendo in testa e vincendo il tricolore; granata dunque al secondo posto alla fine del torneo, per quello che resta, a tutt’oggi, il miglior piazzamento in campionato dopo il trionfo del 1976.

 

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