Primavera, una notte da leoni: cuore e muscoli ma l’Europa è amara

0
43

Nessun rimpianto. Dopo quattro partite si chiude l’avventura europea del Torino Primavera Campione d’Italia:ai granata il merito di averci creduto fino in fondo, nonostante il 3-0 subito all’andata contro il Middlesbrough avesse ridotto e non di poco le chance di qualificazione al turno successivo.

Ai ragazzi di Longo anche un altro merito, quello di aver fatto vivere ai 5000 dell’Olimpico una serata che nonostante tutto resterà indelebile. Provate a raccontare a qualcuno quello che è accaduto tra il 60′ e il 68′ e non vi aspettate che vi creda sulla parola. In quegli otto minuti c’è stato il tempo di vedere quattro gol, un’occasione fallita dai granata (sull’1-0) e una parata di Zaccagno. Tutto quasi senza respiro. A partire dalla rete di Candellone che sembra spezzare un incantesimo, passando per quella di Edera (con tanto di brivido quando Bortoluz, che aveva raccolto il cross di Candellone, incespica e rende quasi vana la bella azione granata). Il Toro è avanti 2-0 e un gol riporterebbe tutto in parità: qui, forse, subentra un po’ di foga, ma come dar torto a questi ragazzi? Come colpevolizzarli per il 2-1 subito se una manciata di secondi più tardi Mantovani ha già siglato il 3-1 e fatto festa con i compagni? Il rammarico, piuttosto, è sui 180 minuti. Sulle ingenuità di Middlesbrough e non sul grande cuore di ieri. Ci hanno provato, gli inglesi, a metterla su un piano differente, facendo arrabbiare non poco il pubblico, Moreno Longo e anche Zenuni, che con un fallo un po’ irruento ha guadagnato gli spogliatoi. Lì l’attenuante di aver appena subito un altro gol (e ci sarà spazio per il beffardo 3-3) ma la consapevolezza – vale per il numero dieci come per i compagni – di aver dato tutto. 

Il Toro esce a testa altissima e i complimenti sono d’obbligo, avendo oltretutto affrontato questa partita senza alcune pedine fondamentali (Procopio, Osei e Martino sarebbero stati probabilmente titolari). Quanto Longo si era augurato, un Toro che ci credesse fino alla fine, è accaduto. A proposito dell’allenatore: non commentava uno scudetto appena vinto, ma una cocente eliminazione europea. Eppure quella frase “Sono arrabbiato perché io questa partita comunque volevo vincerla” suona quasi familiare: una frase che torna dal passato, che restituisce a chi ascolta l’essenza autentica del Toro.

 

Condividi