Brighi e Acquafresca ritrovano il Toro

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Sabato, nell’anticipo delle 18, il Toro ospiterà il Bologna per la quattordicesima giornata di Serie A. I granata sono reduci dalla vittoria contro l’Atalanta, i rossoblù dal pareggio contro la Roma. Sarà una partita particolare per Matteo Brighi e Robert Acquafresca gli unici ex del match.

 

Brighi, centrocampista classe 1981, ha indossato la maglia granata per una stagione e mezza, dal 2012 al 2014, collezionando 42 presenze e 4 gol tra campionato e Coppa Italia. Il giocatore era arrivato a Torino, dopo una stagione con l’Atalanta e ben cinque stagioni con la Roma. Una lunga carriera che ha visto Brighi giocare anche con il Sassuolo, il Chievo Verona, il Brescia, il Parma, il Bologna (prima dell’attuale esperienza) e la Juventus. Una lunga esperienza da professionista che certifica la sue indiscutibili qualità.

Nell’avventura a Torino Brighi è stato un elemento importante del centrocampo granata, soprattutto nella sua prima stagione. Affidabile, costante e non di rado anche pericoloso sotto porta. Nel gennaio 2014 la separazione e il trasferimento al Sassuolo, squadra contro la quale segnò due reti, con la maglia granata, proprio nella stagione 2013-2014.

Con il Bologna in questo campionato ha collezionato solo quattro presenze, di cui due per novanta minuti, nella partita di esordio contro la Lazio e nell’ultima contro la Roma. Nel match di sabato contro il Toro si candida per una maglia da titolare.

 

Molto più lontana è l’esperienza in maglia granata di Acquafresca. L’attaccante classe 1987 è nato a Torino e cresciuto nel settore giovanile del Toro. A separarlo dalla sua città natale fu il fallimento del Torino Calcio nell’estate del 2005. Il giocatore, uno dei più enteressanti del panorama italiano in quegli anni, venne acquistato dall’Inter ma non indossò mai la maglia nerazzurra. La prima esperienza tra i professionisti fu a Treviso, poi il Cagliari, l’Atalanta, il Genoa, nuovamente il Cagliari, il Bologna, il Levante e ancora il Bologna. Un lungo girovagare a caccia del talento perduto. Le uniche stagioni degne di nota sono state infatti quelle con il Cagliari, poi solo tanta panchina e pochi gol. 

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