Un Torino-Cesena che non si giocò mai

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Non c’è soltanto quel ricordo indelebile, che lega le sfide fra Torino e Cesena. A parte il precedente nobile che valse uno scudetto, granata e romagnoli furono protagonisti di una “non partita” che avrebbe dovuto giocarsi alle 20,30 di domenica 24 agosto 2003. Già, avrebbe dovuto; e che invece incappò nella rivolta della serie B e venne rinviata a mai più. In molti forse hanno dimenticato quella domenica estiva mestamente senza calcio; e d’altra parte, in tempi di scandali e di vergogne assortite, si fa in fretta a dimenticare quanto accadde l’altro ieri. Quel giorno era in programma la seconda giornata di Coppa Italia ma furono numerosi gli stadi d’Italia che rimasero chiusi per sciopero a causa della protesta messa in atto da due club di serie A e venti di serie B. Il Torino di Cimminelli, che militava in B, fu coinvolto nella reazione di tutto un campionato che protestava contro la decisione del Consiglio federale di votare un torneo a 24 squadre. Era il Torino di Sorrentino e De Ascentis, di Fabbrini e Balzaretti, di Masolini e di Pinga; in panchina c’era il primo Ezio Rossi e la squadra non riuscì mai a prender quota. Risultato: Torino esattamente a metà classifica (dodicesima posizione su ventiquattro partecipanti), lontano 14 punti dalla Fiorentina privilegiata dal ripescaggio e che, grazie alla sesta posizione in classifica, riuscì a tornare in serie A.

 

Quella domenica sera, nel nuovo eppure già vecchio Delle Alpi, non si presentò nessuno. Anzi, quasi nessuno. Nonostante il forfeit della squadra, infatti, una cinquantina di irriducibili si presentò lo stesso allo stadio per srotolare due striscioni, il primo contro Galliani, Carraro e Petrucci, il secondo contro Berlusconi. Sembra ieri, invece sono passati dodici anni…

 

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