Toro: Ventura ora è nella storia

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“Allenare il Toro per portarlo in serie A è libidine pura. Ho firmato un contratto di un solo anno perché così intanto possiamo conoscerci a vicenda con la società e poi decidere se andare avanti insieme o no”. Con queste parole Giampiero Ventura si presentò ad inizio estate del 2011 ai suoi nuovi tifosi, in un conferenza stampa blindatissima dalle forze dell’ordine per le forti contestazioni a Cairo e Petrachi. Nessuno all’epoca avrebbe immaginato di poter accostare il nome di Ventura a quello di allenatori leggendari della storia del Toro come Emiliano Mondonico e Gigi Radice.

 

Quattro anni e mezzo e 193 partite dopo Ventura è invece entrato nella storia del Torino: insieme a Radice, è l’allenatore con il maggior numero di panchine consecutive. La sua 193ª poteva essere libidine pura, come quel Toro-Genoa di due stagioni fa che ormai è leggenda: subito dopo il calcio d’inizio battuto dalla Roma, dopo la rete di Maxi Lopez, Vives recupera palla e prova a emulare Cerci ma la sua conclusione non è altrettanto precisa quanto lo era stata quella del suo ex compagno. Il gol del 2-1 sarebbe stato il regalo perfetto per festeggiare il proprio allenatore. Niente libidine, invece, stavolta. Ma in queste 193 partite questa non è mancata. Da quel 2-1 a Genova in casa della Sampdoria, in serie B, targato Suciu e Bianchi, passando per Torino-Modena 2-0, che segnò il ritorno in A, fino ad arrivare alla vittoria al San Mamés e quella nel derby dello scorso anno, i tifosi hanno avuto occasione di divertirsi. E tanto.

Certo, non è stata solo libidine e divertimento. In queste 193 partite ci sono state anche quelle dove l’estetica è stata messa completamente da parte per lasciare spazio alla concretezza (vedi l’1-1 in casa della Juve Stabia e lo 0-0 senza tiri in porta contro il Genoa nella stagione successiva che valse la salvezza), ma che sono servite a costruire l’identità del Toro attuale.

 

Da quella conferenza stampa di quattro anni e mezzo fa e dalla quelle prime parole da allenatore del Toro, nel mondo granata è cambiato molto, quasi tutto. Dall’atmosfera intorno alla squadra – i fischi e le pesanti contestazioni per i fallimenti nelle stagioni precedenti si sono trasformati in applausi – fino ai giocatori (del Torino pre-Ventura nella rosa non c’è più traccia e solamente Glik e Vives, capitano e vice-capitano della squadra attuale, erano presenti in quella che giocò quel campionato di serie B). Buona parte del cambiamento a livello ambientale è dovuto proprio al tecnico genovese che, pur non essendo riuscito a conquistare l’affetto della totalità dei tifosi (a causa di dichiarazioni e atteggiamenti tattici della sua squadra considerati troppo distanti da certi valori che storicamente fanno parte della storia del Toro), ha avuto il grande merito di ricompattare la squadra con il popolo granata come non accadeva da diversi anni. I fischi a D’Ambrosio nell’anno precedente ogni qualvolta toccava il pallone, gli inviti ad andarsene ai vari Di Michele e Diana sembrano infatti tutti appartenere ad un’altra epoca. Prima ancora che i risultati, è questo, probabilmente, l’aspetto più importante del lavoro fatto da Ventura. Quella “cellula granata” che il tecnico si era posto di ricostruire è effettivamente rinata.

Fra una settimana, contro il Sassuolo al Mapei Stadium, Ventura arriverà alla sua 194ª partita consecutiva da allenatore del Toro. Il suo nome, che da ieri è di diritto nella storia del Torino, si staccherà quindi da quello di Radice. Fra una settimana, contro il Sassuolo al Mapei Stadium, sarà Giampiero Ventura l’unico allenatore ad aver guidato il Torino per 194 partite di fila.

 

 

 

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