Toro, beffa servita e non subita: i granata per Garcia sono un tabù

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Il rigore di Maxi Lopez al 94′, valso un pari d’oro (e ampiamente meritato) contro una Roma attrezzata per la lotta scudetto, ci riporta indietro di qualche settimana, a quando il Toro si ritrovava spesso colpevolmente sotto ma riusciva poi a tirare fuori dal cilindro l’episodio risolutore. I gol di Baselli, ad inizio stagione, avevano tolto le castagne dal fuoco ai granata parecchie volte e ieri, ancora una volta, la squadra di Ventura ha portato a termine una rimonta, seppure a metà.

 

Al terzo 1-1 di fila in tre anni Garcia avrà capito che questo Toro, quando gioca tra le mura amiche, per lui è quasi un tabù: stavolta l’allenatore francese pregustava già la prima vittoria contro Ventura lontano dalla Capitale, ma di traverso si è messo Maxi Lopez, freddo nel calciare dal dischetto a tempo quasi scaduto.

 

Il Toro porta a casa un punto che non muove molto la classifica ma che consente ai granata di allungare la striscia positiva: dopo le vittorie contro Atalanta e Bologna e in vista di una trasferta ostica come quella di Reggio Emilia contro il Sassuolo, era importante evitare di lasciare altri punti per strada, oltretutto dopo una partita del genere. Perché se la Roma si è lamentata per il rigore concesso ai granata, il Torino avrebbe avuto mille motivi per rammaricarsi se non fosse riuscita almeno a pareggiare i conti.
Sembrava il copione visto già contro l’Inter: ieri come allora l’avversaria dei granata ha creato pochissimo (cinque tiri in porta in novanta minuti) rischiando di portare a casa il massimo, cosa riuscita ai nerazzurri ma non a questa Roma. Non è stata una partita vibrante ed emozionante, ma riuscire a raddrizzarla dà senza alcun dubbio merito ad una squadra che sembra aver messo via la paura che contro le grandi ha solitamente caratterizzato alcune delle gare di questo Toro negli ultimi mesi.

 

La differenza, ancora una volta, l’ha fatta – riprendendo un concetto espresso da Ventura – la capacità di scegliere la cosa giusta da fare nell’ultimo passaggio. Quello solitamente marca la differenza tra una squadra in cerca di identità e in fase di crescita e una affermata e in lotta per raggiungere traguardi importanti. Se molti dei singoli granata, che pure non hanno demeritato, avessero anche fatto quanto chiesto da Ventura allora Garcia avrebbe commentato una sconfitta della sua Roma, non soffermandosi neanche su un rigore a detta del tecnico giallorosso inesistente. 

 

Immaginiamo cosa potrebbe fare il Toro crescendo sotto quest’ultimo punto di vista e, note dolenti, trovando anche stabilità in porta e potendo contare in qualche gol in più degli attaccanti.
Per Quagliarella certamente non è l’astinenza da gol a rappresentare il principale problema quanto una serie di prestazioni difficilmente giudicabili in maniera sufficiente. 
Quanto a Padelli diventerà un problema vero e proprio (ed è già più di un campanello d’allarme)  solo se il giocatore, fischiato all’uscita dal campo e certamente non risparmiato dalla critica, dovesse essere psicologicamente travolto dalle critiche, ripiombando in quel turbine di insicurezza che aveva caratterizzato il periodo del dualismo con Gillet.

 

 

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