Top&Flop di Torino-Roma

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Un pareggio sofferto, ottenuto ingabbiando una squadra tecnicamente più valida ma in crisi di gioco e di identità. Il Toro si dimostra ancora una volta una compagine in crescita, capace di intimorire chiunque. Ecco cosa è andato e cosa no nella sfida dell’Olimpico di ieri contro la Roma.

 

TOP

 

L’ENNESIMA RIMONTA: veramente encomiabile. Perché se da un lato il Toro subisce, è pur vero che sa sempre reagire. E quando tira fuori gli attributi, praticamente sempre riesce a raddrizzare le cose. È un punto di forza notevole, questo, che deve essere da stimolo per la squadra, la quale ha davvero le qualità per poter dire la sua in campionato. Quando i granata riusciranno a essere così efficaci anche sullo 0-0, allora si potrà davvero dire che da bella promessa sono passati a una splendida certezza. Che riuscirà a raggiungere traguardi importanti, non rimanendo incompiuta.

 

LE FORZE FRESCHE DALLA PANCHINA: Ventura ha stupito sovente i tifosi del Toro perché è tra i pochissimi allenatori a non utilizzare sempre i cambi a disposizione. Due, a volte; a volte anche uno solo; per non dire nessuno (successe due anni fa, proprio con la Roma ma in trasferta). Tuttavia le sostituzioni possono davvero essere decisive, come è stato ieri. Quella che prevede l’ingresso di Maxi Lopez è ormai praticamente scontata, così come si poteva intuire che sarebbe entrato Benassi (tuttavia ieri poco incisivo). Ma sia il numero 11, sia poi Josef Martinez (finalmente!) si sono rivelati decisivi. Il primo per il gol – e realizzare un rigore da dentro o fuori, in pieno recupero, sotto la Maratona richiede molta freddezza –, il secondo perché in pochi minuti è riuscito a impensierire il portiere avversario e a spizzare di testa per Belotti che si è poi procurato il rigore. Ci vuole la giusta mentalità per saper essere decisivi a partita in corso. E le due punte ci sono riuscite.

 

LA FASE DIFENSIVA: Spesso criticata in passato, perché troppo brutta per essere vera, si può dire che da qualche partita a questa parte si è rivisto il vero punto di forza delle squadre di Ventura. La Roma non era avversario facile da affrontare, per svariati motivi: ha qualità, anche se in questo momento della stagione piuttosto nascosta; aveva molta rabbia per le ultime prestazioni. Ma Bovo, Glik e Moretti hanno saputo tenere botta ad avversari fisicamente imponenti (e fallosi, come Dzeko) o rapidi e tecnici come Iago Falque, Gervinho e Iturbe. Non era così facile ingabbiarli.

 

FLOP

 

L’ENNESIMO INFORTUNIO IN PORTA: non si vuole puntare il dito su una persona, perché non è mai giusto. Si giudica la prestazione, non l’uomo. E la prestazione, o meglio le prestazioni, hanno dimostrato che il Toro ha qualche problema di troppo tra i pali. Il ruolo del portiere è sempre estremamente delicato, e bisogna saper subito tirare una riga e ripartire. Però di punti per strada i granata ne hanno persi parecchi quest’anno per troppe incertezze, e alla fine dell’anno, soprattutto viste le ambizioni europee della squadra, rischiano di essere decisivi. È necessario un cambio? Forse, o forse è necessario intensificare ulteriormente gli sforzi in allenamento, per perfezionare le lacune che ancora emergono. Allo staff, ma soprattutto a Padelli, riuscire a trovare una soluzione. Magari ripartendo da quell’uscita su Dzeko all’80’ che è stata alla disperata, di un giocatore che non ha più nulla da perdere, perché l’errore, quello marchiano, l’ha già compiuto. Ma che fa capire come essere padroni della propria area possa essere davvero decisivo.

 

IL DIVERBIO DE ROSSI-FLORENZI-ACQUAH: per arrabbiarsi così tanto, il numero 6 granata deve aver sentito qualcosa che lo ha toccato nel vivo. Nessuno ne ha voluto parlare, ma in campo si è assistito per qualche minuto a un episodio davvero spiacevole, che rischiava di scatenare una rissa che avrebbe irrimediabilmente macchiato il prosieguo della gara. L’arbitro, in quel caso, doveva dimostrarsi molto più autorevole, anziché estrarre cartellini gialli tardivi, a fatti già avvenuti. Purtroppo non è stato così.

 

LA FALLOSITA’ DEI GIOCATORI DELLA ROMA: che fosse una partita particolarmente impostata sul piano fisico lo si poteva intuire: Dzeko non è proprio gracile, così come De Rossi o Nainggolan. Ma soprattutto il primo e il terzo di quelli citati non hanno lesinato nell’intervenire duramente, tanto (troppo) sugli avversari granata, ai limiti della regolarità. E fa specie che il centrocampista belga sia stato soltanto ammonito – non a caso è stato sostituito da Garcia – o che nessun provvedimento sia stato preso nei confronti dell’ex Manchester City. Forse ammonire di più, e prima, avrebbe permesso alla gara di proseguire in maniera diversa.

 

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