Avelar: novanta minuti con la Primavera per convincere Ventura

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Novanta giorni. Tanto è durata l’assenza di Danilo Avelar dai campi da gioco. Il terzino brasiliano, infortunatosi al menisco lo scorso 13 settembre nella partita contro il Verona, ieri pomeriggio ha indossato la casacca numero 3 della Primavera giocando l’intero match contro la Sampdoria. Novanta minuti in cui l’ex Cagliari ha potuto assecondare, almeno in parte, la propria voglia di calcio giocato.

 

La forma fisica di Avelar non è ancora ottimale e lo si è potuto vedere in particolare nel secondo tempo, quando il terzino ha faticato a spingere sulla sinistra come aveva invece fatto nei primi quarantacinque minuti di gioco, nel corso dei quali era stato protagonista anche di una splendida cavalcata da un’area di rigore all’altra termina con una conclusione ribattuta dalla gambe di un difensore avversario. Nonostante la condizione non sia ancora al 100%, Avelar non ha mai patito gli avversari, grazie anche alla propria esperienza e alle qualità tecniche superiori rispetto a quelle dei giocatori che aveva di fronte. Con la Primavera il brasiliano ha soprattutto mostrato la grande voglia di tornare protagonista in campo: ed è ancora più evidente visto che non si è risparmiato fino al triplice fischio dell’arbitro, dando più volte rassicurazioni a Longo sul fatto di poter portare a termine la partita.

 

Ora, dopo i primi novanta minuti giocati dopo l’infortunio al ginocchio, l’obiettivo neanche troppo segreto di Avelar è quello di tornare a calcare la fascia sinistra negli stadi di serie A. “Sto bene – ha confidato il terzino – ora Ventura valuterà quando potrò tornare a giocare con la Prima squadra, io comunque mi sento bene”. Ora toccherà al tecnico granata scegliere quando tornare a contare sul proprio numero 26: nebbia o altre condizioni meteo avverse permettendo, il Torino ha ancora due partite da giocare in questo 2015, mercoledì in Coppa Italia contro la Juventus e domenica in campionato contro l’Udinese. Due possibilità per Avelar di tornare a riassaporare, almeno dalla panchina, il clima della serie A.

 

 

 

 

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