La nebbia sta (anche) nella testa di chi fa i calendari

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“La nebbia in Val Padana, un mito in via d’estinzione”. No, non lo dice la Lega, lo dice il solito studio dei soliti esperti: è il titolo di un articolo apparso sulla pagina internet di un noto quotidiano (e molti altri hanno trattato il medesimo tema) il 12 dicembre del 2014. Esattamente 365 giorni prima che Sassuolo-Torino fosse rinviata a data da destinarsi per nebbia. Tutto prende spunto da una piccola, grande scoperta: il fenomeno della nebbia in Val Padana si è ridotto del 47%, a causa del surriscaldamento del Pianeta.

Quale migliore notizia per chi ha ridotto il nostro calcio ad un indigesto spezzatino? Bene così, avranno pensato in Lega. Con tutte le squadre emiliane – ma la zona interessata è ben più estesa – che popolano la Serie A sarà stato un sollievo scoprire che quell’antipatico fenomeno atmosferico non sarebbe più stato un ostacolo. E allora perché non calendarizzare un gustoso Sassuolo-Torino alle 18 di sabato 12 dicembre? Che non si dia la colpa alle esigenze televisive ma, eventualmente, a questi fantomatici studi sul clima. O, piuttosto, al global warming, che è sempre tirato in ballo e parlarne funziona.

 

Povera Lega: tutti ad attaccarla per aver scelto l’orario più infelice possibile, senza concedere le giuste attenuanti. Se tv e giornali hanno detto che in Val Padana c’è ormai il 47% di nebbia in meno, come prevedere che il restante 53% si concentri proprio in quella zona e oltretutto d’inverno? Riconosciamo i giusti meriti di chi si fa in quattro e fa in altrettanti pezzi (quattro quando va bene) quello che una volta era il campionato più bello del mondo. Con buona pace dei tifosi, gli unici che pagano sempre e comunque: spendendo tempo e denaro per una passione continuamente calpestata. The Show must go on, ma a che prezzo?

 

 

 

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