Poggi: “Per vincere servirà l’atteggiamento perfetto. Toro, credici”

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Mercoledì sera andra in scena il derby di Coppa Italia. I granata hanno alzato il Trofeo per l’ultima volta nel 1993 dopo aver superato la Juventus nella doppia sfida delle semifinali. Il mattatore di quei due derby fu Paolo Poggi, autore di un gol sia all’andata, sia al ritorno. L’ex attaccante, in esclusiva per Toro.it, racconta di quella memorabile impresa e traccia gli errori da non commettere nella gara di domani. Crederci è un imperativo.

 

Domani andrà in scena un altro derby di Coppa Italia. Il Toro può farcela?

Il derby è sempre una partita molto particolare. I valori tecnici spesso vengono azzerati perché entrano in gioco altri fattori. Sono partite in cui vince spesso l’aspetto motivazionale e caratteriale per cui non è possibile fare pronostici, perché il risultato dipenderà da tutte quelle discriminanti che non sono solo la qualità tecnica.

 

Cosa servirà per vincere?

Servirà un atteggiamento quasi perfetto. Contano tanto l’approccio alla partita e la tensione. Non bisogna commettere alcun tipo di errore.

 

Cosa ha fatto la differenza nei derby del 1993?

Sono state due partite molto particolari: in entrambe siamo andati in svantaggio, ma abbiamo avuto la forza di reagire. La voglia e la grinta che contraddistinguono i giocatori che vestono il granata ci ha permesso di vincere. Siamo usciti due volte dalla buca e abbiamo superato la Juve e poi alzato il trofeo.

 

Chi potrebbe decidere il match, come fece lei nel ’93?

Un giocatore fortunato (ride, ndr). Per trovarsi in quella situazione in quel momento bisogna essere anche fortunati. Io auguro a qualcuno di ripetere quanto ho fatto io, perché sono stati momenti indimenticabili.

 

Che errore non bisogna commettere in questo tipo di partite?

Non bisogna mai commettere disattenzioni per mancanza di concentrazione. Questo principio è sempre valido, però in una partita così l’attenzione deve essere ancora più alta. Gli ultimi due derby allo Stadium dovrebbero essere serviti come esempio: non può mai calare la concentrazione. Non bisogna commettere errori.

 

I granata dovranno fare particolare attenzione a qualche singolo o la forza della Juventus è il collettivo?

Verrebbe da dire il collettivo, anche perché non ho la certezza su chi scenderà in campo. L’organico della Juve è molto forte e ora sta tornando a fare la differenza dopo un breve periodo di difficoltà. Certo, anche a livello tecnico sono tra le squadre italiane più attrezzate: per vincere servono le abilità dei singoli e la forza del collettivo.

 

Ventura contro Allegri. Qual è il suo giudizio sui due allenatori?

Sono due tecnici che danno alla propria squadra una identità evidente e precisa. Entrambi riescono sempre a essere equilibrati anche nei momenti di difficoltà. L’ha dimostrato spesso Ventura nelle sue stagioni al Toro e Allegri soprattutto quest’anno: non ha cambiato atteggiamento durante il periodo di difficoltà e con equilibrio, pazienza e lavoro ha risollevato la Juve.

 

Il Toro attuale può ripetere la vostra impresa?

Sì, senza dubbio. Sarebbe un guaio darsi per sconfitti. Questo tipo di imprese si concretizzano perché si è convinti di poterle portare a termine. Crederci è assolutamente un obbligo.

 

Vincere la Coppa è nelle possibilità dei granata?

Battere la Juve sarebbe un primo grande passo. Dopodiché, eventualmente, arriveranno altre difficoltà, probabilmente ancora maggiori. L’importante è superare il primo ostacolo.

 

Qual è il suo ricordo più bello di quella doppia sfida?

Il gol all’andata della semifinale contro la Juventus. Mi ha gratificato moltissimo. Alzare il Trofeo è stata un’emozione impareggiabile. Per me è stato anche il primo, ero molto giovane: una gioia immensa.

 

Il Toro che obiettivo stagionale deve porsi?

E’ difficile da immaginare. Deve essere un obiettivo che si costruisce man mano che prosegue il campionato, perché quest’anno, più che mai, c’è tanto equilibrio e tutto sembra possibile. Nella posizione attuale del Toro, a metà classifica, non si può ben capire se si possa puntare più in alto o se ci si debba guardare le spalle. Cinque o sei partite dopo la sosta si potrà trarre un nuovo bilancio di quanto fatto e si potranno tracciare gli obiettivi per il futuro.

 

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