3 gennaio 1964: nasce Roberto Cravero

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Trecento presenze, la maggior parte delle quali vissute con la fascia di capitano al braccio, lo collocano in dodicesima posizione tra i granata più “gettonati” di sempre.

 

Roberto Cravero, l’ultimo grande capitano del Toro, dopo tutta la trafila nel settore giovanile granata fa il proprio esordio in prima squadra il 16 maggio dell’82 in casa contro il Como, in una data magica per tutti i tifosi granata, che proprio quel giorno celebrano il sesto anniversario dell’ultimo scudetto.

Nell’estate dell’83, Roberto viene mandato a “farsi le ossa” per un biennio, dove si mette in mostra per grinta, serietà ma anche per grandissime doti tecniche; a Cesena colleziona in totale 68 presenze, segnando cinque reti. Il rientro alla base, nel 1985/86, restituisce al Toro un giocatore completo, che inizia a seguire silenziosamente le orme dell’inossidabile Renato Zaccarelli, dal quale erediterà la fascia di capitano qualche stagione più tardi.

Cravero diventa il perno inamovibile della difesa granata nella seconda parte degli anni ’80, oltre che la pedina dalla quale ripartire dopo la caduta in serie B dei granata nella stagione 88/89; quella parentesi di una sola stagione tra i cadetti, giocata a livelli altissimi dai ragazzi di Fascetti e da lui in particolare, gli varrà la corte serrata dell’Avvocato Agnelli e non solo.

 

Il Presidente Borsano riparte da Cravero, così come da Benedetti, Marchegiani e da tutti quei ragazzi che appena due stagioni più tardi saranno lì a giocarsi la prima finale europea dell’intera storia granata, nella maledetta notte di Amsterdam. Sarà proprio quella in terra olandese l’ultima apparizione di Roberto in maglia granata; esigenze di bilancio lo costringeranno a trasferirsi a malincuore nella Capitale, in quella Lazio che stava diventando grande sotto la presidenza Cragnotti.

Ma quando il Toro nel 1995 lo richiama, il capitano di tante battaglie ormai trentatreenne non ci pensa due volte e torna a casa.

L’ultima stagione nel calcio giocato (97/98) culmina con quel maledetto rigore calciato contro il palo da Dorigo, nell’afa di Reggio Emilia, dove il capitano di tante battaglie fa il proprio dovere sino in fondo contro il Perugia nello spareggio promozione. Cravero gioca una gara encomiabile, l’ennesima, ed è ancora una volta un esempio per tutti.

 

Una volta appese le scarpette al chiodo, si apre per lui un’altra carriera; prima come secondo di Emiliano Mondonico per un paio di stagioni, poi nei quadri dirigenziali del suo Toro, andando a riformare assieme ad un altro granata vero come Zaccarelli, una coppia che solo pochi anni prima, aveva dato prova di grande intesa sul campo.

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