18 gennaio 1951, nasce Renato Zaccarelli

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Zaccarelli nel Toro ha fatto tutto: prima ci ha giocato, ne è stato capitano, ha occupato diversi ruolo in dirigenza e infine lo ha anche allenato

413 presenze in maglia granata lo collocano al terzo posto nella speciale classifica dei granata più gettonati di sempre (davanti a lui, infatti, soltanto due miti assoluti come Giorgio Ferrini e Paolino Pulici), oltre ad aver messo assieme 25 presenze e 2 reti con la nazionale maggiore, la più importante delle quali segnata a Mar del Plata nel Mundial argentino del 1978.

Zaccarelli esordisce nel Toro in Mitropa Cup, il 6 dicembre 1970; a Budapest contro i magiari del Mtk il tecnico Giancarlo Cadè manda in campo questo giovane ragazzo della Primavera, che l’anno precedente aveva conquistato lo scudetto di categoria. Renato entra all’inizio dei tempi supplementari al posto di Rampanti, in una gara a tratti drammatica con tanto di invasione di campo da parte degli ultras locali e con il Toro che per la cronaca perde per 2-1, dimostrando subito un’innata eleganza in campo, unita ad un’eccellente tecnica e visione di gioco.

Al termine della stagione 1970/71 comincia per lui un giro per l’Italia nelle serie minori; nel 1974, il rientro definitivo in maglia granata, per non lasciarla più; Zac l’ha indossata in tutte le sue declinazioni, eccezion fatta per la numero uno da portiere e la numero tre da terzino sinistro. Una stagione di “rodaggio” sotto la guida di Mondino Fabbri (sesto posto nel 1974/75) poi, l’apoteosi: con l’arrivo di Gigi Radice sulla panchina granata, quel gruppo meraviglioso che pezzo dopo pezzo era andato formandosi, si laurea campione d’Italia, 27 anni dopo la tragedia di Superga. È il 16 maggio del 1976.

Alla sua ombra, anche nelle annate successive, inizieranno a crescere molti giovani di talento, in maggioranza “forgiati” al Fila e che vedranno in lui un esempio da seguire, per serietà e dedizione alla causa; uno su tutti è Roberto Cravero, futuro capitano ed erede di Zac, con il quale il feeling sportivo proseguirà anche dietro ad una scrivania, una volta abbandonata la carriera agonistica. Cambia anche la sua posizione in campo: nelle ultime stagioni Zaccarelli arretra per diventare uno splendido libero. Decide di dire addio al calcio giocato a trentasei anni: è il 12 aprile del 1987, il Toro perde a San Siro per 1-0 contro il Milan, proprio nel giorno dell’esordio assoluto su una panchina di serie A di Fabio Capello. Per “Lord Brummel“, questo il suo soprannome quando giocava, inizia una carriera tutta nuova; è direttore sportivo del Toro sotto la presidenza Goveani, ruolo che ricoprirà anche ad Alessandria nella stagione 1992-1993. Il nuovo patron Gian Marco Calleri gli affida invece il ruolo di team manager, prima che Zac lasci il granata per approdare al settore tecnico federale azzurro.

Zac torna in granata nel 2002, dapprima come dirigente del settore giovanile, in seguito come direttore generale al posto di Sandro Mazzola. Per il Toro, e solo per il Toro, farà anche, suo malgrado, l’allenatore; subentrando all’esonerato Ulivieri per le ultime giornate del campionato 2002-03, successivamente assumerà la guida tecnica della prima squadra al posto di Ezio Rossi nella primavera del 2005, per tentare una difficile promozione in serie A. Ed è il suo capolavoro tecnico, affiancato in quest’avventura in panchina dal fedelissimo braccio destro Antonio Pigino; cinque vittorie su sei gare disputate, con la sola sconfitta interna contro il Perugia di Colantuono nella finale di ritorno dei play-off promozione; sconfitta che comunque non impedisce ai granata di tornare nell’Olimpo dei calcio italiano.

Purtroppo tutto si rivelerà inutile, il fallimento della società di Cimminelli e Romero renderà quelle immagini di gioia solamente un’atroce e beffarda istantanea, buona per l’album dei ricordi. Da quel momento le strade con il Toro non si sono più incrociate, anche se uno come Zaccarelli non può uscire dal Toro, così come il Toro non potrà mai uscire da Zaccarelli.

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