Toro, il nemico è la paura: serve batterla per non affondare ancora di più

0
25

Paura. È questa la parola che più di tutte descrive il Torino degli ultimi due mesi, quello che da quel 16 dicembre, in cui allo Juventus Stadium ha fatto la figura della pignatta presa a bastonate dagli avversari, ha avuto un crollo verticale perdendo in casa contro Empoli, Udinese e Chievo, pareggiando con il fanalino di coda Verona e raccogliendo ancora meno punti in trasferta.

 

Nelle ultime dieci partite la squadra di Ventura ha conquistato una sola vittoria (contro il Frosinone), tre pareggi e ben sei sconfitte tutte, o quasi, simili tra di loro. Dopo essere passato in svantaggio il Torino ha avuto una reazione solamente contro il Napoli, quando riuscì anche a pareggiare con il rigore trasformato da Quagliarella. In altre occasioni i gol subiti (come quelli di Maccarone, Perica o Ilicic) si sono rivelati invece degli autentici colpi da ko che hanno buttato al tappeto i granata. Domenica ad abbattere il Torino è stato addirittura l’autogol di Peres che ha permesso al Chievo di pareggiare. “Dopo l’1-1 abbiamo smesso giocare, non so perché, potrebbe essere un problema di testa” ha ammesso Benassi dopo il triplice fischio. Eppure quando Peres ha involontariamente deviato il pallone alle spalle di Padelli c’era ancora circa un’ora di partita da disputare.
Ancora una volta è sembrato che la squadra di Ventura sia stata sopraffatta dalla paura. Una paura di sbagliare che ha limitato molti degli interpreti in campo, preoccupati più nell’occupare la propria posizione che nel trovare il modo di scardinare la retroguardia avversaria. È così che, soprattutto nel secondo tempo, Maksimovic ha più volte provato a dare una scossa ad un gioco piatto con alcune percussioni personali partendo palla al piede della difesa. Azioni azzardate ma quasi obbligate dall’immobilismo dei compagni.

 

Quella di Ventura si è dimostrata una squadra debole a livello mentale (come anche il caso Padelli ha dimostrato: per due volte in due anni ha perso il proprio posto da titolare per la poca serenità) e dovrà essere proprio l’allenatore a trasformasi in psicologo per scacciare la paura dalla testa dei giocatori. Domenica il Torino affronterà il Palermo (una squadra anch’essa caratterizzata da vari problemi come dimostrano la classifica e i continui cambi di allenatore) e non potrà più sbagliare.

 

 

Condividi