Continuiamo a regalare

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Non si  può pareggiare una partita dove si costruiscono il triplo di occasioni da rete più dell’avversario, non si può pareggiare così una partita dominata un’ora in più dell’avversario.
In una stagione come questa non vale la pena più di rammaricarsi, dal momento che anche l’assalto all’ottavo posto sembra impossibile da raggiungere dopo non aver battuto la Lazio come si doveva, però tutte le volte ce n’è una, o si gioca male o gli altri sono più forti o si sbaglia l’impossibile. Ora, volendo trovare un obiettivo raggiungibile, si potrebbe ipotizzare la parte sinistra, ma penso che alla fine ci si debba accontentare del mantenimento della categoria e sperare di fare uno sgambetto ai capolista nel Derby.

 

Doveva, ma non  meritava perchè quando sbagli reti in maniera così clamorosa, tutte o quasi per un eccesso di precipitazione nella conclusione, non è giusto vincere. Precipitazione che non ha avuto certo Ventura nell’effettuare i cambi concedendo così alla Lazio di agire indisturbata nel quarto d’ora centrale del secondo tempo, cambi che poi hanno dato vitalità al Torino anche dopo il pareggio visto che ha creato altr tre occasioni da rete, ma oggi, anche oggi, i granata in campo e in panchina erano in vena di regali, si conferma così il teorema che se Ciro non segna il Torino non vince.

 

Andando a cercare qualcosa di positivo, si può trovare nella prestazione di squadra per la prima ora di gioco e per gli ultimi dieci minuti, mentre dal punto di vista individuale lo si può trovare nella crescita di Padelli e nella buona prova dei tre centrali granata, per il resto luci ed ombre, più luci da Acquah e Belotti, più ombre dagli altri.

 

La precipitazione che hanno i granata nell’ultimo passaggio o nel tiro in porta per me è una questione più di testa che di tecnica anche se la componente tecnica comunque c’è e si vede, forse hanno voglia di spaccare il mondo, ma non riescono, certo è che se non sei lucido mentalmente diffcillmente riesci ad ottenere il massimo dalle proprie qualità, sull’immobilità del mister in panchina invece c’è poco da fare, avrà tante qualità ma certamente non legge la partita come faceva un certo Emiliano Mondonico, anche se i due non sono certo paragonabili. Sono passati più di vent’anni e in questo lasso di tempo il calcio è cambiato e non poco e poi sono anche diversi come atteggiamento alla partita Ventura più legato a seguir euno schema e a modificarlo solo in ragione offensiva, Mondonico invece schierava un Toro camaleontico che cambiava sempre a seconda dell’avversario e che si affidava all’estro dei singoli nel creare, proverbiale la lezione di calcio subita dall’Ajax di Van Gaal in casa che ci ha impedito di vincere la coppa, il Toro l’ha persa più lì che nei tre legni di Amsterdam.

 

Scusate la divagazione ma quando il presente offre poco è anche bello scavare nei ricordi della leggenda granata, sperando prima o poi di poter ritornare a giocare in Europa come la tradizione del Toro imporrebbe. Per volerlo, invece, occorre che ci sia una programmazione atta a raggiungere quell’obiettivo. E rieccoci: così siamo ritornati nel presente!

 

 

Clicca qui per vedere gli highlights della partita:

 

 



 

 

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