Il Toro e la Volpe, dai granata al Leicester: il cuore oltre l’ostacolo

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In tempo di magnati, sceicchi e petrolieri, due storie lontane nei decenni ma accomunate da un solo denominatore: il cuore.

Il “Grande Torino”, quante volte abbiamo sentito questa espressione. Una squadra mitica, che sarebbe rimasta tale nei decenni non fosse avvenuta quella indimenticata tragedia. 8 dei 12 trofei nel suo palmares i granata li hanno conquistati con quella squadra, l’ultimo risale ad ormai 23 anni fa con la Coppia Italia della stagione 1992-93. Sin qui, il paragone col Leicester, non ha motivo d’essere: i foxes hanno vinto appena 3 Coppe d’Inghilterra ed una Community Shields in oltre 125 anni di storia, nulla a che vedere con la gloriosa storia granata. Eppure vedendo giocare la squadra di Ranieri non può non balzare alla mente un’altra espressione tanto cara al mondo del Toro, il “cuore granata”. L’undici del tecnico romano incarna alla perfezione tutti quei valori umani, professionali e di spirito di gruppo che identificavano l’essenza dell’essere Toro, nel più profondo del suo significato. Per questo motivo il miracolo Leicester è quanto di più comparabile col Torino, non solo il “Grande”, ma anche quello scudettato del ’76 con i bombardieri Pulici-Graziani o quello che nel ’92 uscì imbattuta dalla finale di Coppa Uefa con l’Ajax, sconfitta solo dalla regola dei gol in trasferta e dai tre legni colpiti, dopo aver eliminato lungo il proprio cammino niente meno che il Real Madrid.

 

Di storie meravigliose il calcio europeo non è poi così scarno come sembra, è evidentemente però che quella del Leicester vada ad assumere una connotazione “miracolosa” per il diffondersi di sceicchi, magnati e petrodollari nel calcio moderno. Rimanendo in Italia è leggenda quella del Verona di Bagnoli nel 1985, o della Sampdoria di Vialli-Mancini nel ’91, con la finale di Coppa dei Campioni persa l’anno dopo ai supplementari, contro il Barcellona. Due eventi unici nel dopoguerra italiano, accompagnati dal Cagliari di Gigi Riva nel ’70. In Inghilterra invece gli anni ’90 non sono stati privi di sorprese: quella del Leeds nel ’92 o del Blackburn di Shereer nel ’95: in entrambi i casi però non si tratta certo di squadre poco blasonate o che partivano con il solo obiettivo di salvarsi, anzi. Erano reduci da importanti investimenti, a differenza del Leicester: che rispetto allo scorso hanno ha cambiato solo 3 giocatori nell’impianto titolare, con una classifica che esattamente 12 mesi fa la vedeva all’ultimo posto della Premier League.

Ancor più scarna di sorprese la Liga, dove regna l’egemonia Barça-Real interrotta nel nuovo millennio solo da Atletico Madrid e Valencia, ma anche in questo caso non parliamo di squadre “povere” di investimenti e di tradizione. Qualcosa di simile possiamo invece trovarla in Germania: il neo-promosso Kaiserslautern di Klose, che conquista il titolo nel 1998.
Il paragone più calzante però, anche per quel tocco di “italianità” dato da Ranieri, resta fra Torino e Leicester: perché il titolo nelle mani dei foxes sarebbe un po’ il titolo di tutti noi. Cuori granata.

 

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