La Juve ruba tutto, ma il cuore il Toro lo ha perso da solo

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La Juve può, tutto. Lichtsteiner può vergognosamente simulare di aver ricevuto una manata in faccia. Alex Sandro, già ammonito, può stendere Peres in area sotto gli occhi di arbitro e addizionale di porta senza ricevere il secondo giallo. Bonucci può andare testa contro testa con Rizzoli o, da ammonito, commettere una serie di falli che sarebbero da rosso ma che invece non gli impediscono di terminare tranquillamente la partita. Maxi Lopez invece non può neanche segnare, se lo fa si alza senza motivo la bandierina e si riparte con una punizione per la Juve. Tutto maledettamente vero, tutto così frustrante e ripetitivo, tutto così da Juve.

 

Anzi no, non è tutto. Perché gli errori di Rizzoli e dei suoi assistenti hanno sì aiutato la squadra di Allegri ma quella di Ventura, dopo i torti subiti, non ha certo reagito da Toro. Grinta, voglia di lottare e di fare risultato non si sono viste. Eppure le motivazioni per riuscire ad andare oltre a tutto, anche agli abbagli dell’arbitro, c’erano: quel gol di Cuadrado al 94′ all’andata, quelle quattro sberle subite in Coppa Italia, quello stadio pieno di cuori granata, quelle due curve che non hanno mai smesso di cantare fino al 94′ avrebbero dovuto spingere il Toro ad andare oltre a tutto. Così non è stato, dopo l’1-0 di Pogba tra i granata si è spenta la luce e il gol del 2-0 ne è la chiara dimostrazione: la difesa si è aperta come le acque del mar Rosso per far passare senza ostacoli il Mosè di turno, in questo caso Khedira. Nella ripresa, poi, dopo il gol annullato a Maxi Lopez il Torino è di nuovo sparito, ha chinato la testa e si è fatto infilare per altre due volte senza accennare neanche ad una reazione. Neanche un fallo di frustrazione ai danni dei provocatori Bonucci o Zaza, quantomeno sarebbe stato un segnale di vita, un segnale di Toro.

 

Questo derby poteva essere la partita della riscossa, è invece stata la copia di tante brutte prestazioni degli ultimi mesi. Ma a rendere più grave il tutto è che stavolta di fronte non c’erano Udinese, Chievo, Empoli o Genoa: c’era la Juventus. Ventura dimostra ancora una volta di essere l’allenatore del Torino e non del Toro, prende altri quattro gol e diventa l’allenatore più perdente nella storia del derby della Mole. Troppe facile scaricare tutte le colpe su Rizzoli (che di colpe sicuramente ne ha tante), più difficile guardarsi allo specchio e farsi un esame di coscienza. Ma è questo che la squadra granata deve fare. L’impressione, ancora una volta, è il Toro abbia perso il suo cuore, la sua essenza. E quando in campo va il Torino, come ieri, per gli avversari è tutto più facile. Juventus in primis.

 

 

 

 

 

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