Toro, la difesa: da punto di forza a emblema delle difficoltà

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Trenta giornate di campionato sono ormai alle spalle ed è tempo di bilanci. Il Toro ha subito 42 reti. Solo le ultime sei squadre in classifica, non a caso, hanno più gol al passivo. Un dato che certifica le difficoltà incontrate dalla squadra granata e, in particolare dal “pacchetto” arretrato, in questa stagione.

 

A partire da Daniele Padelli, protagonista di un campionato deludente che sembra aver definitivamente rotto il rapporto (da sempre piuttosto complicato) di fiducia con i tifosi. Il numero uno granata era riuscito nelle passate stagioni a guadagnarsi addirittura la convocazione in Nazionale, grazie al suo rendimento. In questa stagione, invece, Padelli non è riuscito a dare continuità alle sue prestazioni e ha commesso qualche errore di troppo, tanto da costringere Ventura a relegarlo in panchina per tre partite consecutive (contro Frosinone, Sassuolo e Fiorentina). Ichazo non è riuscito, però, a dimostrarsi all’altezza della Serie A e Padelli ha avuto la possibilità di riprendersi il posto da titolare. Tuttavia, sarebbe un grave errore addossare tutte le colpe dei tanti gol subiti solo all’estremo difensore granata. La fase difensiva è compito di tutti gli undici giocatori in campo, anche se, ovviamente, i più sollecitati sono i difensori.

 

La retroguardia a 3 (che diventa a 5 in fase di ripegamento) è stata uno dei punti di forza del Toro delle ultime due stagioni. In questo campionato, inaspettatamente, l’involuzione è stata evidente: tanti gol subiti, molti errori individuali e disattenzioni risultate spesso fatali. Il simbolo è Kamil Glik, uno dei migliori difensori, per rendimento dello scorso campionato. Il capitano non è riuscito a ripetersi in quella che poteva diventare la stagione della sua definitiva consacrazione. Non era sicuramente facile replicare i 7 gol della passata stagione, ma, al di là della vena realizzativa, il polacco non è riuscito a blindare la difesa granata. Spesso è anzi apparso nervoso e impreciso, impersonando quelli che erano i sentimenti della squadra. Se nella passata stagione era stato l’emblema dell’orgoglio e della forza del Toro, in questa è stato il simbolo delle sue difficoltà.

 

Nel rendimento difensivo può aver pesato la lunga assenza di Maksimovic. Il serbo è mancato dalla terza alla diciottesima giornata, cedendo il posto da titolare a Cesare Bovo. L’ex Roma e Genoa (tra le altre) ha messo in fila 15 presenze e 2 reti, contro Atalanta e Juventus. Un rendimento tutto sommato positivo, nonostante i tanti problemi fisici che, da sempre, hanno complicato le prestazioni atletiche del difensore. Il ritorno di Maksimovic, contro l’Empoli, sembrava poter migliorare il rendimento della retroguardia granata. In realtà, nelle 13 giornate successive al suo ritorno, i granata hanno subito ben 20 gol, con una media di 1,5 gol incassati, a partita.

 

Il migliore della difesa granata in questa stagione è stato, numeri alla mano, Emiliano Moretti, protagonista, per tutti i novanta minuti, in 29 partite su 30 e autore anche di un gol, alla seconda giornata, contro la Fiorentina. La grande esperienza e l’intelligenza tattica hanno permesso al difensore di superare le difficoltà della squadra e di sfoderare prestazioni spesso sufficienti. Nulla a che vedere, però, con la quasi totale perfezione che aveva caratterizzato le due stagioni precedenti di Moretti. Il granata era riuscito addirittura a guadagnarsi la convocazione di Conte in Azzurro, diventando il giocatore più “anziano” a esordire in Nazionale.

 

Moretti è risultato, quindi, indispensabile anche in questo campionato, tanto da costringere Gaston Silva a reinventarsi esterno di sinistra. L’uruguaiano, classe 1994, ha collezionato 8 presenze totali senza mai apparire a suo agio in quella posizione: accorto in fase difensiva, ma praticamente nullo in quella offensiva. Difficile prevedere se il Toro continuerà a puntare su di lui nella prossima stagione in quel ruolo. Altrettanto difficile, però, nonostante l’età, immaginarlo al posto di Moretti, come terzo di sinistra.

Una situazione simile a quella che sta vivendo Pontus Jansson. Il difensore svedese, dopo le nove presenze e il buon rendimento della passata stagione, è sceso in campo solo 3 volte in questo campionato. Davvero troppo poco per lasciare il segno.

 

 

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