Ventura: “È la stagione del rammarico, ma guardiamo al futuro”

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Giampiero Ventura interviene nella conference room del “Grande Torino” per presentare la partita di domani contro il Sassuolo. “Cosa è mancato a Roma? Un pizzico di attenzione su tre palle da fermo, noi abbiamo creato molto e concesso poco. La partita è stata giocata bene” esordisce così il tecnico, “ma questo è l’anno dove forse c’è maggior rammarico per quello che pur lavorando in proiezione futura avremmo potuto avere. Abbiamo lasciato molti punti a casa in maniera impropria, e Roma è un caso lampante. Questa è la stagione del rammarico, per tanti motivi: partite che potevamo vincere, per colpa nostra, per sviste; poi gli infortuni, e siamo stati senza 7-8 giocatori, ed era purtroppo la normalità. Alla Roma manca Pjanic e si parla di emergenza; il Sassuolo per esempio sarà senza Missiroli e forse Defrel e pare distrutto. Ma io voglio vedere sempre il bicchiere mezzo pieno: se riuscissimo a stare nella parte sinistra della classifica avremmo centrato un obiettivo primario. Noi avevamo due obiettivi: far crescere giocatori, e su questo qualcuno è cresciuto molto; mentre sui punti c’è qualcosa da rivedere“.

 

Zappacosta? È venuto con l’obiettivo di diventare un giocatore importante anche in ottica Nazionale. Ha ampi margini di migioramento, con molta voglia di arrivare, e credo che arriverà. Ha davanti Peres, che ha trovato condizione e che quindi stiamo sfruttando. Ma il suo obiettivo non è quello, per quanto riguarda questa stagione, di fare 20, 25 presenze, quanto piuttosto di imparare molto anche in ottica della prossima stagione“.

 

Sull’altro esterno: “Silva? Ha giocato di più a sinistra, ma è stato un po’ penalizzato sotto questo aspetto. Molinaro è un po’ in riserva, e non avendo Avelar abbiamo dovuto usare lui. Ma questo dimostra la grande disponibilità, voglia di crescere e umiltà di mettersi in discussione. Anche lui è un giocatore che arriverà sicuramente“.

 

Sul suo contratto, dopo che Cairo ha parlato di matrimoni da fare in due: “Il presidente sa perfettamente, gliel’ho detto anche prima della gara di domenica e di mercoledì. Sappiamo benissimo come vanno le cose, e le voci che circolano. Poi nel calcio mai dire mai: magari il presidente vuole uno dei quindici allenatori che sono stati citati (ride, ndr), o magari vuole continuare con chi è qui da quattro anni e ha ancora un contratto in essere. Poi (sempre ironicamente, ndr) io ho firmato a Cagliari e da molte altre parti. Quindi sono stato un po’ impegnato…“.
 
 
Sul mercato: “Ne abbiamo già parlato, qualche mese fa. Abbiamo ben chiari gli obiettivi per la prossima stagione“.
 
 
Martinez: “Ha fatto anche a Bologna una prestazione buona. Non straordinaria, ma buona. Noi abbiamo sempre detto che lui ha buone potenzialità, il suo problema è di altra natura: ha impiegato un po’ di tempo, ma ora ci è riuscito, per capire cosa occorra per diventare un giocatore importante in un campionato importante. Ora si allena in maniera diversa. Come Obi: era un giocatore che altrimenti non giocava da nessuna parte. Ora lui si sta allenando perché ha capito che la possibilità di diventare un buono, un ottimo giocatore, è seguire la via del lavoro e dell’umiltà. Sembrano frasi fatte, ma non lo sono. Nel calcio, lo ripeto sempre, in A giocano in tanti: ma protagonisti lo sono pochi“.
 
 
Obi e Martinez sono due giocatori giovani. Parlando di Martinez, per esempio, se darà continuità al lavoro (ripeto, il primo problema è capire, poi è difficile regredire), meriterà la conferma. Tutti quelli che hanno capito, sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi“.
 
 
Tornando alla stagione: “Quando parlo di errori fatti, indico il sottoscritto, la società, i giocatori stessi. Mi auguro che si faccia tesoro di questo, o non si diventa una società, una squadra forte. La crescita che s’è fatta, lo dico con grande umiltà, penso che sia abbastanza evidente. Abbiamo vinto a Bilbao, sì, ma vincere e perdere fa parte del gioco del calcio. Io parlo di mentalità: c’è voglia di costruire, oggi andiamo per esempio a cercare le strutture, gli impianti. Noi vogliamo ritornare a essere un, tra virgolette, grande Torino. Ed è motivo di orgoglio, aggiungo, sapere che domani si giocherà in un impianto con questo nome“.
 
 
Domani può essere una partita da scarse motivazioni? “Senza essere frainteso, non penso di dover essere io a dare stimoli. Io credo che se Benassi vuole andare in Nazionale, cioè gli Europei visto l’infortunio di Marchisio, è evidente che non devo dargli stimoli. Al massimo lo devo frenare, cosa che ho fatto. Lui, dopo un giorno di allenamento in seguito all’infortunio, mi ha detto di essere pronto. Ma è chiaro che non può fare una partita. A inizio stagione ci siamo detti i nostri obiettivi personali, e le motivazioni vengono di conseguenza. Bisogna sempre farsi le domande: chi sono oggi? cosa voglio diventare domani? Ma soprattutto devo chiedermi: cosa devo fare per diventare qualcuno domani? Ecco cosa è importante“.
 
 
Maxi Lopez ci sarà, ma ha pochi minuti di autonomia (fino a poco fa aveva febbre altissima). Come del resto Benassi, o Acquah. Rientrano da un periodo di inattività. Giocherà Silva, sicuramente; Zappacosta se non giocherà domani, giocherà quella successiva. Giocheranno tutti, cercheremo di dare continuità a tutti“.
 
 
Quali sono gli obiettivi di Ventura al Toro, dopo il record di panchina e il fatto che sia il primo allenatore a giocare nello stadio “Grande Torino”? “Quando sono partito avevo tre ambizioni: vincere in B e salire in A. Ma il vero problema non erano le mancate promozioni in sè, ma tutto quanto: l’approccio ai problemi, l’approccio con l’ambiente, con i giocatori. Le parole contano poco, contano serietà, professionalità, correttezza e soprattutto lavoro. Quando siamo partiti, avevo questo. L’anno scorso poi ho avuto un confronto con il presidente, dicendogli: se portiamo avanti questo progetto, mi piacerebbe essere quello che è riuscito a far sì che il Toro diventi una società invidiata da tutta Italia, che diventi stabile in Europa. O che diventi, e qui ci siamo riusciti, florida, di prospettiva. O far sì che lo stadio non si riempia una tantum, ma sempre, come quando il Toro era forte. A me piacerebbe essere partecipe di tutto questo, se poi ci sarò o meno lo vedrà il tempo“.
 
 
Ai miei giocatori, per esempio, non dico di dire: Io sono un vecchio cuore granata. Ho sempre detto loro: dimostrate di esserlo. Fatelo capire con il lavoro. Domani giocare nello stadio “Grande Torino” sarà emozionante. Sono orgoglioso di essere il primo allenatore a vivere questa esperienza“.
 

 

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