27 aprile 1950: nasce Paolo Pulici

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Sono passati più di 30 anni dall’addio al Toro di Pulici, ma l’amore della gente nei suoi confronti è immutato. Anzi, cresce ulteriormente anno dopo anno

Sono pochissimi, quasi unici, i calciatori che rappresentano indissolubilmente il legame con una squadra, una città e con la sua gente. Paolo Pulici, è uno di questi.
Non è infatti mai stato e non sarà mai semplicemente un calciatore che ha giocato nel Torino, ma del granata ha incarnato per oltre un decennio grinta, determinazione e spirito di sacrificio. Pulici è stato il Toro, e per la maggior parte dei tifosi che ancor oggi lo venerano come si venera un totem, lo sarà per sempre.
Nasce a Roncello, in provincia di Milano, e dopo essere stato scartato dall’Inter approda in granata nel 1967. La stagione successiva, poco più che diciottenne, fa il proprio esordio in prima squadra; e con maestri come Ussello e Giagnoni, compagni come Agroppi e Capitan Ferrini, Pupi capisce giorno dopo giorno cosa voglia dire essere del Toro, e farne parte.
Chirurgico sotto porta e dotato di una fisicità dirompente, Pulici conquista per ben tre volte la classifica dei cannonieri: stagione 72/73 (17 reti, a pari merito con Rivera e Savoldi), nella stagione 74/75 ed in quella del settimo sigillo granata, entrambe le volte con 21 reti.

Per otto stagioni farà coppia fissa in attacco con Ciccio Graziani, segnando assieme valanghe di gol e completandosi l’uno con l’altro, andando a formare una delle coppie d’attacco più esplosive dell’intera storia granata e non solo.
Con 172 reti in 15 stagioni, Puliciclone (come lo definì la squisita penna di Gianni Brera) è a tutt’oggi il miglior marcatore nell’intera storia del Toro.
Un amore che si interrompe bruscamente nella primavera del 1982, alla vigilia del mundial spagnolo. Dopo alcune stagioni certamente meno brillanti della precedenti, complice anche il graduale smantellamento, pezzo dopo pezzo, di quello che fu il gruppo dello scudetto, Pulici viene ritenuto ormai troppo vecchio per continuare la propria storia in granata.
E così, dopo 472 presenze viene ammainata la bandiera granata per eccellenza, che lascia Torino per trasferirsi prima ad Udine, poi a Firenze dove chiuderà la carriera nel 1985.

Sono passati più di trent’anni dal suo addio al Toro, ma l’amore della gente granata nei suoi confronti è immutato e, se possibile, cresce ulteriormente anno dopo anno.
“La gente continua a volermi bene, forse perchè non mi sono mai atteggiato inutilmente a divo. Sono sempre stato me stesso, nel bene e nel male. E questo ha fatto la differenza nel mio rapporto con il popolo granata”
Buon compleanno, Pupi!

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