Un 4 maggio di emozioni, il primo senza Don Aldo

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C’erano oltre tremila cuori granata a omaggiare Valentino Mazzola e compagni, c’erano bambini, ragazzi e qualche tifoso che quel Grande Torino al Filadelfia lo ha visto giocare e vincere con i propri occhi. C’era Don Riccardo Robella, che oltre agli onori ha ereditato anche gli oneri del celebrale la particolare funzione religiosa. C’era, per la terza volta, capitan Glik a leggere ad alta voce quei trentuno nomi impressi nelle menti e nei cuori di tutti coloro che tifano Toro. C’erano anche anche molti ex calciatori granata, da Lido Vieri a Simone Loria, passando per Serino Rampanti e Angelo Cereser. C’erano poi i parenti di quelle trentuno vittime dell’incidente del 1949 tra cui anche Bill Lievesley (il figlio del tecnico del Grande Torino Leslie Lievesley) venuto apposta dall’Inghilterra. E poi c’erano tifosi venuti da ogni parte d’Italia e del mondo, perfino dalla Germania e dall’Argentina.

 

Come accade da 67 anni a questa parte, quello appena trascorso è stato un 4 maggio di commozione. Tra i momenti più toccanti della giornata, oltre la lettura dei nomi dei caduti, c’è stato il ricordo di Don Aldo durante l’omelia e, soprattutto, la lettera scritta e letta dai ragazzi dell’Oasi (l’associazione fondata propria dall’ex padre spirituale granata) rivolta allo stesso Don Aldo che ha fatto comparire qualche lacrima negli occhi di molti dei presenti nella Basilica. Il lungo e caldo applauso che ne è seguito hanno ancora un volta sottolineato, se mai ce ne fosse stato bisogno, il grande legame che Don Aldo era riuscito a instaurare con tutto il popolo granata, al di là del credo religioso di ognuno.

 

Nella giornata di ieri a Superga a stonare con il contorno è il gran numero di bancarelle, tra paninari, venditori di bomboloni, hot-dog, piadine, magliette, sciarpe e bandiere che hanno letteralmente invaso il piazzale antistante la Basilica. Un tripudio di cibi da strada e gadget che poco hanno a che fare con il ricordo di una squadra che è stato un simbolo dello sport e dalla ripresa dell’Italia dopo la seconda guerra mondiale.

 

(Si ringrazia Paolo Cavallo per il contributo al servizio fotografico)

 

 

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