Camolese: “La strada di Mihajlovic più difficile di quella di Ventura”

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Giancarlo Camolese, che ne pensa di Mihajlovic al Toro? E’ la scelta giusta? 

Sicuramente è un allenatore che ha dimostrato il suo valore. In tutte le sue esperienze Mihajlovic ha dimostrato il suo carattere, anche in una piazza prestigiosa come Milano. Proprio per il suo valore e il suo carattere poteva senza dubbio essere una delle scelte per il dopo Ventura e così è stato. 

 

Quali possono essere i vantaggi e i punti di forza che un tecnico come Mihajlovic può trasmettere a una squadra come quella granata? 

Mihajlovic porterà al Toro la sua idea di gioco e soprattutto un progetto di gioco differente da quello precedente e questo, a mio avviso, può soltanto fare bene ai giocatori. Ventura ha fatto benissimo alla guida del Toro e almeno fino alla prima parte di questa stagione anche i risultati gli hanno dato ragione, ma era arrivato per lui la fine di un percorso. Adesso comincerà un progetto di gioco diverso.   

 

Che Toro sarà quello targato Mihajlovic? 

Beh, un allenatore come Mihajlovic, per prima cosa, vorrà trasmettere alla squadra il suo carattere e la sua grinta, poi si concentrerà sul gioco. Fin da giocatore, Mihajlovic ha fatto emergere il suo carisma e il suo carattere, oltre alla sua bravura, e questo cercherà di inculcarlo anche ai giocatori. 

 

A parer suo, il tecnico serbo porterà al Toro giocatori che ha allenato in passato o farà affidamento sui giocatori che ha già a disposizione? 

Da quanto leggo, vorrebbe anche portare dei giocatori che ha già allenato, ma farà anche affidamento su qualche giocatore che ha a disposizione, sullo zoccolo duro della squadra, per così dire. Io credo che sarà un mix tra giocatori già presenti in squadra e nuovi giocatori che si divideranno tra calciatori che hanno una certa esperienza della Serie A e giovani promettenti, che potrebbero costituire una scommessa per il Toro e per Mihajlovic. Nella tradizione granata è molto frequente la valorizzazione del vivaio, quindi non mi stupirei se si andasse a prendere anche qualche giocatore della Primavera, non necessariamente di quest’anno, ma anche degli anni passati, giovani che si trovano in prestito anche nelle serie minori. Il club di Cairo ha sempre puntato molto su questo.  

 

Che differenze potrebbero esserci tra il ciclo di Ventura e il nuovo ciclo di Mihajlovic? 

Probabilmente Ventura al suo arrivo al Toro ha avuto di fronte una situazione completamente diversa da quella attuale. Il Toro era da ricostruire e lui era quello giusto per una situazione del genere. E’ ripartito dalla Serie B e, con la sua esperienza unita a molto lavoro, è riuscito a portare il Toro stabilmente in Serie A, fino a conquistare anche l’Europa. La situazione di Mihajlovic è differente e, forse, il suo percorso sarà ancora più difficile. Il serbo ha a che fare con un Toro ormai consolidato, in cui i tifosi vorrebbero sempre dei buoni risultati e sperano nell’Europa.  

 

C’è qualche episodio, che ricorda particolarmente, in cui lei e Ventura avete parlato di Toro?  

Mi viene in mente che una volta, in occasione di una partita della Nazionale, non ricordo bene se il Toro fosse in Serie B o al primo anno di Serie A, Ventura stava vivendo un momento di critica da parte dei tifosi. Allora io gli dissi che, oltre ai complimenti quando si va bene, in una piazza come Torino sono sempre presenti anche le critiche ed è normale che sia così perché in una grande piazza c’è sempre una voce contro. Poi feci una battuta dicendo che al Toro, quando non ci sei più, ti vengono riconosciuti i meriti. 

 

Che ne pensa delle porte aperte al Filadelfia? 

Sarebbe una bella cosa per uno come me che ha vissuto quell’impianto sin da ragazzo. La ricordo come una bellissima esperienza, anche romantica se vogliamo. Tifosi e gente di ogni età si riuniva lì per parlare di calcio e amava stare a stretto contatto con i giocatori. Le porte aperte porterebbero un po’ di umanità nel calcio di oggi dove per parlare con chiunque occorre un appuntamento. Il Filadelfia potrebbe essere tante cose, la casa dei giovani del Toro, la sede del museo e della prima squadra, un punto d’incontro con i tifosi. 

Penso però che sarà difficile per via di tante cose, tante esigenze che all’epoca, quando io ero ragazzo, non c’erano. Vede adesso vengo da un’esperienza in Svizzera e lì è completamente diverso, il campo d’allenamento è sempre a porte aperte, i tifosi in allenamento mi fanno domande, mi chiedono, qui forse non è ancora possibile, ma chissà, non si può mai sapere nella vita. 

 

 

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