I britannici hanno scelto la “Brexit”: la Premier League trema

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Con il referendum di giovedì 23 giugno, i cittadini della Gran Bretagna hanno deciso di lasciare l’Unione Europa. Il primo a fare le spese di questa storica presa di posizione è stato il Primo Ministro britannico David Cameron, che in mattinata ha comunicato le sue dimissioni. Ma cosa succede ora? Il Regno Unito dovrà comunicare formalmente al Consiglio europeo la sua intenzione di lasciare l’Unione Europea, facendo appello all’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che stabilisce un limite di tempo di due anni per il completamento di questo processo.

I risvolti di questa decisione non saranno quindi immediati, ci vorrà tempo per capire l’evoluzione di una situazione che non ha precedenti nella storia dell’UE. Gli unici effetti immediati sono stati il crollo della sterlina, ai minimi storici da 30 anni, il crollo della Borsa e l’impennata dello spread. 

 

Questa scelta che ripercussioni avrà sul mondo del calcio? Nelle settimane precedenti tutti i 20 club della Premier League (non a caso) avevano espresso il desiderio di una vittoria del fronte a favore permanenza nell’Unione Europea. La preoccupazione dei club britannici è da spiegare con l’inevitabile e pronosticabile crollo della sterlina e con l’incertezza riguardo agli accordi commerciali. Saranno infatti più difficili gli investimenti da parte delle società estere, che finora traevano vantaggio dall’appartenza della Gran Bretagna al mercato di libero scambio dell’Unione Europea.
Ciò potrebbe comportare anche un aumento dei costi di acquisto e tesseramento dei giocatori stranieri per i club di Premier League, che potrebbe mettere squadre come Manchester United, Manchester City, Chelsea, in una condizione di inferiorità rispetto alle grandi potenze economiche del calcio europeo, come Real Madrid, Bayern Monaco e Barcellona. 

 

Le altre problematiche che potrebbero sorgere sono quelle legate al tesseramento dei giocatori stranieri: attualmente, circa il 65% dei giocatori che militano in Premier League sono infatti non britannici. I club del massimo campionato inglese sono oggi liberi di tesserare tutti i giocatori in possesso del passaporto UE, grazie alla libera circolazione dei lavoratori nei Paesi che vi aderiscono. Ma questo sarà permesso dopo l’uscita dall’Unione Europea? I club britannici temono che le attuali norme in materia di tesseramento di giocatori extracomunitari diventino applicabili anche ai giocatori provenienti dai Paesi dell’Unione Europea. Uno scenario che complicherebbe, e molto, gli scenari di mercato delle squadre di Premier League: sarebbe possibile acquistare solo i giocatori che raggiungono una determinata percentuale di apparizioni internazionali, in base a una scala variabile dipendente dal ranking FIFA del Paese di provenienza. Per esempio, diventerebbe complicato il tesseramento dei giocatori sudamericani che, attualmente, aggirano spesso le restrizioni della FA richiedendo il passaporto spagnolo o portoghese.

 

Inoltre, le regole FIFA, vietano i trasferimenti internazionali di giocatori di età inferiore ai 18. Queste regole, però, non sono applicate per i giocatori di età compresa tra 16 e 18 anni che sono “trasferiti” all’interno dell’UE o dello Spazio Economico Europeo. Quindi, vi è la possibilità che i club di Premier League non siano più autorizzati a tesserare giovani calciatori provenienti dal continente. Uno scenario che sicuramente permetterebbe ai calciatori nativi britannici di aumentare le proprie occasioni di arrivare in grandi palcoscenici, ma che, allo stesso tempo, metterebbe i club di Premier in una situazione di inferiorità rispetto ai club europei. Spesso, infatti, molti giovani talenti, in passato, hanno scelto il massimo campionato inglese proprio per le buone prospettive economiche in termini di ingaggio e crescita calcistica. Condizioni che potrebbero venire meno fra qualche anno.

 

E’ complicato, adesso, prevedere con certezza quello che accadrà nel breve e nel lungo periodo, in seguito a una decisione di tale importanza dal punto di vista economico e politico. Lo scenario non sembra però favorevole al calcio inglese e non è infatti un caso che tutti i club di Premier League avrebbero voluto evitare l’uscita dall’Unione Europea.

 

 

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