Asta: “Gomis è pronto per la Serie A, Zappacosta è da confermare”

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Antonino Asta, Longo allenerà la Pro Vercelli nella prossima stagione. È stato giusto separarsi?

Dopo un percorso nelle giovanili, con risultati straordinari, è giusto che un allenatore decida di allenare una prima squadra. È una buona opportunità poter allenare la Pro Vercelli, società solida che punta tanto sui giovani. Il rammarico è quello di non avere avuto subito l’opportunità di allenare il Torino in prima squadra. La società ha fatto valutazione diverse, ma credo che nel progetto finale sia previsto un ritorno di Longo fra qualche anno. Speriamo che sia un arrivederci e non un addio.

 

Federico Coppitelli è pronto a raccoglierne l’eredità. È un cambio di rotta, perché gli ultimi allenatori hanno avuto sempre legami con il Toro. Cosa può portare?

Non lo conosco personalmente, ma ha fatto ottime cose nel settore giovanile della Roma e quindi è sicuramente un bravo allenatore. Certamente dispiace che ci sia stato questo taglio con il passato e con una tradizione che vedeva sulla panchina della Primavera sempre allenatori con il cuore granata. Da ex giocatore del Toro, quale sono, sicuramente dispiace, ma da addetto lavori posso capire questo tipo di scelta e non posso dare alcun tipo di giudizio a priori sul nuovo allenatore.

 

Qualcuno dei tanti giovani tornati dal prestito è pronto per la Serie A?

Credo che si arrivato il momento giusto per puntare su Alfred Gomis. Lo conosco molto bene e l’ho anche allenato, penso sia pronto per guadagnarsi la titolarità tra i pali. Mihajlovic è stato già maestro al Milan nel lanciare Donnarumma, speriamo che faccia la stessa cosa con Gomis. Anche Barreca, Parigini, Chiosa e Aramu sono ragazzi da tenere in considerazione perché hanno fatto già campionati importanti in Serie B. Non potrà tenerli tutti, ma in ritiro l’allenatore valuterà chi potrà essere utile alla causa granata.

 

Riguardo alla Prima squadra: è stato giusto cambiare guida tecnica?

La decisione era nell’aria. Deve essere motivo d’orgoglio il fatto che un allenatore del Toro vada ad allenare la Nazionale. Il ciclo era finito, ma non si può negare che il percorso è stato ottimo, dati alla mano, nonostante le tante critiche degli ultimi mesi. Per trovare un rendimento simile bisogna tornare parecchio indietro nel tempo.

 

Mihajlovic è l’uomo adatto per il dopo Ventura?

A mio parere sì. Noi del Toro amiamo molto i giocatori e gli allenatori caratteriali, e Mihajlovic ha dimostrato anche di saper lavorare bene. Esclusa l’ultima stagione al Milan, dove è stato aiutato poco, ovunque è andato ha fatto bene e ha lasciato il segno.

 

Cosa può portare Mihajlovic di diverso?

Sembra prediligere un calcio più aggressivo: al palleggio di Ventura, preferisce le verticalizzazioni rapide. Questo è il suo modo di interpretare il calcio e, con ogni probabilità, lo porterà anche a Torino.

 

Quali possono essere gli obiettivi?

Le parole di Cairo, Petrachi e Mihajlovic hanno fatto intravedere forti speranze di poter lottare per un posto in Europa League. Si vuole alzare la famosa “asticella”. Finalmente, dopo anni di sali e scendi tra Serie A e Serie B, ormai il Toro è una realtà della massima serie. Servirà un mix di giocatori giovani di prospettiva e di giocatori meno giovani, anche in ottica futura. Gli obiettivi sono finalmente prestigiosi, come spetta al Torino.

 

Chi è assolutamente da confermare?

Belotti è un giocatore molto forte e ha ancora molti margini di miglioramento. Penso che la società lo consideri incedibile. All’inizio è stato anche criticato perché faceva pochi gol, però ha sempre lavorato molto per la squadra. Quando si è sbloccato in fase realizzativa, non si è più fermato. Si può perdere qualche giocatore tra Glik, Maksimovic e Bruno Peres, però se si vuole costruire una solida base per il futuro si deve ripartire dai vari Baselli, Benassi e Belotti. Dispiace che Zappacosta venga accostato molto ad altre squadre, perché è un ragazzo che può ancora dare molto. La scorsa stagione, per vari motivi, ha avuto poco spazio, però può tornare utile alla causa granata.

 

Come giudica il comportamento di Immobile?

Noi del Toro ci affezioniamo, a volte, in maniera esagerata a un giocatore e questo sentimento non è sempre corrisposto. Ci possono essere tante situazioni di cui non siamo a conoscenza, sicuramente dispiace perché al suo ritorno è stato acclamato come mai nella sua carriera. A Torino è stato trattato come un giocatore importante, quindi sicuramente non possono essere i tifosi la causa del suo addio.

 

 

 

 

 

 

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