Leander Dendoncker: regista belga con la stoffa del campione

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Se dici calcio e ci abbini Belgio, da oramai qualche anno, il connubio è quasi sempre estremamente positivo. Formazione dei giovani, cura dei vivai e soprattutto grandi doti di programmazione: così i club belga sopravvivono nel difficoltoso mercato europeo e la nazionale dei diavoli rossi cresce di anno in anno. In questo contesto si inserisce un centrocampista che sicuramente farà molto parlare di se in futuro: Leander Dendoncker.

Nato a Passchendaele, nelle fiandre occidentali, il 25 aprile del 1995, è un interno di centrocampo capace sia di interdire che di impostare l’azione con grande abilità. Muove calcisticamente i primi passi nel Roeslare, per poi passare appena quattordicenne ai biancomalva dell’Anderlecht che per primi riescono a mettere le mani su di lui. Dopo la classica trafila nel settore giovanile della squadra di Bruxelles, e contemporaneamente quella con le rappresentative giovanili belga, approda in prima squadra nella stagione 2013-2014, riuscendo ad esordire con “i grandi” e nel contempo guidando la squadra under 19 sino alla finale della Youth League persa contro il Milan allenato da Pippo Inzaghi, entrando nella top 11 sia della Youth League stessa sia del Torneo di Viareggio.

Il campionato appena concluso è stato quello della definitiva consacrazione di Leander come calciatore vero fra i calciatori veri: ha giocato complessivamente quasi 40 partite fra torneo principale, coppe europee (gironi di Champions e sedicesimi di finale di Europa League contro la Dinamo Mosca) e coppa nazionale, firmando anche due reti e segnalandosi come una delle migliori sorprese non soltanto della formazione nella quale milita, ma di tutta la Jupiler Pro League.

Centosettantotto centimetri per sessantasette chilogrammi di peso forma, è giocatore dinamico e moderno, capace sia di giostrare come interno destro in un centrocampo a tre o a cinque sia come regista atipico davanti alla difesa. Bravo nell’uso del fisico per la protezione della palla, non è però un semplice “randellatore” della linea mediana: ha fosforo e piedi educati che sa mettere al servizio della squadra dettando i tempi di gioco con passaggi sempre precisi e verticalizzazioni improvvise. In cosa deve migliorare? Sicuramente nel mantenimento della soglia d’attenzione per tutti i 90 minuti e soprattutto nelle capacità di inserimento e di proposizione al tiro dalla media/lunga distanza, ma considerato il fatto che ha da poco meno di due mesi compiuto i 20 anni, il tempo gioca dalla sua parte per provare a superare i propri limiti.

Non appena si è palesato l’interesse di alcuni club europei per il proprio talentino, l’Anderlecht ha immediatamente provveduto a rinnovarne il contratto sino al 2020 con un ovvio ritocco sullo stipendio, che resta comunque ampiamente alla portata della stragrande maggioranza dei club italiani di prima e di seconda fascia. Il cartellino è valutabile intorno ai 4 milioni di euro, cifra assolutamente ammortizzabile e soprattutto con ampie possibilità di generare plusvalenze importanti in tempi brevi. Un affare potenzialmente davvero interessante, che anche questa volta arriva da un campionato che fa della cura dei vivai la propria principale fonte di sostentamento: la speranza è che quanto prima anche in Italia si torni a percorrere quella strada.

 

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