Martin Vazquez: “Grinta e freddezza. Così si vincono i derby”

0
11

“Mi ricordo di quella giocata sulla destra, sono entrato in area, ho saltato Carrera e ho fatto il cross: lì c’era Casagrande, ha segnatoi il gol dell’1-0”. Alla parola derby i pensieri di Rafael Martin Vazquez corrono a quel 5 aprile 1992: la stracittadina che il Torino portò a casa frenando la corsa al primo posto della Juventus di Trapattoni, l’ultima disputata dallo spagnolo, poiché l’avventura con la maglia granata volgeva ormai al termine. Lo zampino del regista dell’EuroToro di Mondonico anche sul 2-0: “Sì, di sicuro è il mio derby più bello”.  

Un colpaccio, per il Torino, riuscire a portarla in Italia: perché una stella del Real Madrid accettò la corte di una squadra neopromossa?
Semplice, mi volevano a tutti i costi, mi hanno fatto sentire importante. Vero, il Toro arrivava dalla B, ma aveva un progetto sportivo serio e alla fine quei due anni sono stati per me molto belli, due dei migliori della mia carriera calcistica ma credo anche della storia del Torino.

Da allora una cosa non è cambiata: la partita più attesa è sempre il derby
Sì, e le partite contro la Juve le ricordo bene. La sentivamo, certo, come la sentivano i tifosi. Era una partita che cominciava molti giorni prima. Per strada la gente fermava me e i miei compagni e tutti ci dicevano la stessa cosa: “Non potete sbagliare domenica”. In fondo al mio Torino contro la Juve non è andata così male: due vittorie, un pareggio. Perdemmo il mio primo derby, 1-0.

Come si prepara un derby durante la settimana? 
Giornali, tifosi, tutto l’ambiente è euforico, ed è per questo che spesso in settimane come quelle prima del derby l’allenatore deve quasi calmare la squadra. Non c’è bisogno di caricare la partita ulteriormente, il paradosso è che durante quei giorni bisogna essere freddi per concentrarsi ancora di più. Poi c’erano alcuni compagni che ti aiutavano a pensarci, al derby…

Qualcuno in particolare?
Quelli cresciuti nel Torino, che arrivavano dalla Primavera, loro ti aiutavano a capire cosa significasse quella partita, ma certamente gare così importanti non hanno bisogno di tante parole. Sono quelle partite che nessuno vuole perdere ed è veramente diversa dalle altre, non è solo un modo di dire.

Anche domani nessuno vorrà perdere: come vede la partita?
Sicuramente la Juventus è reduce da un impegno importante, quello in Champions, e fisicamente ha speso molto. Il Toro arriva più riposato anche mentalmente. Sarà difficile per entrambe: la classifica dice che la Juventus è favorita, ma in queste partite la grinta del Toro può fare la differenza, lo dimostra la stagione in corso. Mi piacerebbe tanto vedere il Toro battere la Juve, anche perché la corsa all’Europa è ancora aperta e la squadra di Ventura si gioca molto.

Chi può decidere il derby?
Sono partite che richiedono una grande prova del collettivo, anche se poi ovviamente è un singolo a deciderla. Sia Juve che Toro hanno giocatori in grado di fare la differenza, ma i granata hanno dimostrato di essere squadra ed è quello che non deve mancare domani. 

Ma da un momento all’altro il colpo del fuoriclasse può risultare decisivo
Sì, certo. E ai miei tempi, parlando della Juve, questo rispondeva al nome di Roberto Baggio, giocatore capace di inventare qualcosa all’improvviso e di cambiare la partita. Oggi dico Tevez: l’argentino è sicuramente l’arma in più dei bianconeri.

Il Toro ha fatto una buona impressione in Spagna, riuscendo nell’impresa di espugnare il San Mames. Dispiaciuto per come si sia conclusa l’avventura europea dei granata?
Molto, anche perché a Bilbao il Toro mi ha impressionato. Avrebbe meritato di più con lo Zenit, mi sarebbe piaciuto che la squadra arrivasse molto più avanti. Però potrà ritentare…

Riprovarci significa alzare l’asticella e puntare sempre più in alto: il Toro è maturo al punto giusto?
Serve stabilità. Il Toro deve lottare ogni anno per l’Europa, deve essere quello l’obiettivo e non il saliscendi tra A e B. Nessun giocatore è imprescindibile: se va via uno importante deve arrivarne uno altrettanto importante in modo che la squadra non ne risenta. Ogni anno il gruppo deve crescere ed è importante che la società lavori in questo senso. 

Vedrà la partita?
Certamente, la guarderò sperando nella vittoria granata. Torino la sento come casa e dopo il Real, società nella quale sono cresciuto, il Toro è la mia squadra. 

Condividi